La Filologica: «Occasione per avvicinarsi alla nostra lingua»

Per il presidente della Filologica Federico Vicario l’idea della Ferrero rappresenta una bella sorpresa

Quanto vale il friulano per vendere? Questa domanda se la saranno senz’altro fatta i responsabili marketing della Ferrero, decidendo di includere la marilenghe tra le parlate che devono sostenere il consumo della loro Nutella. E non sono i primi che se la sono fatta, se andiamo a vedere da quanti anni e in quanti casi, in realtà, il friulano è adoperato come strumento di promozione di attività commerciali e di ristorazione, di prodotti alimentari e di consumo. Si tratta infatti di un fenomeno ormai consolidato, possiamo dire, che conta numerose esperienze a partire dalle pubblicità in friulano su giornali e riviste, alla radio e alla televisione, per arrivare alle centinaia e centinaia di insegne e tabelle di negozi e locali – con tanto di tirâ e sburtâ sulle porte –, che costellano le nostre città e i nostri paesi.

Perché quindi usare il friulano per la comunicazione commerciale? La risposta è che il friulano conviene, prima di tutto, perché è una lingua che trasmette un messaggio positivo e un insieme di valori, nel quale il consumatore evidentemente si identifica. Più di dieci anni fa, ormai, è stata la Camera di commercio di Udine a promuovere un’ampia ricognizione per verificare il numero delle denominazione in friulano – o con il richiamo al nome “Friuli” o all’aggettivo “friulano” – delle aziende iscritte nel registro delle imprese, ricognizione che ha dato risultati di assoluto rilievo. E il gradimento sull’uso del friulano da parte dei consumatori è provato anche da ricerche di mercato condotte da docenti dell’ateneo udinese – ricordo, ad esempio, i lavori di Sandro Sillani, Franco Rosa, Franco Battistutta, Lara Tat e altri – che sono andati a verificare sul campo, con la somministrazione di questionari, la motivazione di tale scelta e il favore che la popolazione dimostra per la stessa. L’elemento decisivo, in buona sostanza, risulta la percezione dell’identità locale per prodotti presentati o promopromossi con l’uso del friulano, prodotti che rappresentano le produzioni locali e a più alto consumo, quindi il prosciutto di San Daniele, i prodotti lattiero-caseari delle Latterie friulane e di altri consorzi locali, le acque minerali, le grappe, le birre e i vini. In questo contesto di uso della lingua locale, il livello di soddisfazione del consumatore è condizionato dal rapporto di conoscenza del territorio, è legato al bisogno di identità e di appartenenza, è influenzato da fattori come la tipicità del prodotto, la genuinità, l’artigianalità o la storia, e infine associato alla garanzia di qualità del prodotto stesso in funzione del produttore, che viene collegato a valori come la reputazione, la professionalità e la cura nella lavorazione. L’obiettivo della comunicazione commerciale in friulano deve porsi quindi nella prospettiva di raggiungere la motivazione profonda e il senso di appartenenza dei consumatori: compro friulano perché è sinonimo di qualità e di genuinità e l’essere friulano è veicolato, in particolare, dalla lingua.

L’importanza della Nutella par furlan, in definitiva, è il fatto che sia stata proprio una multinazionale ad assegnare alla lingua regionale il compito di promuovere un prodotto intercettando tutta quella serie di elementi e valori positivi che la “lingua del cuore” porta con sé. Già lo fanno i produttori friulani, da anni: è molto significativo che lo faccia anche un’azienda, di queste dimensioni, che non appartiene al nostro territorio. Una prospettiva glocal, si direbbe, che costituisce una novità sicuramente molto “dolce”, una bella sorpresa per i cultori del friulano, una buona notizia per il prestigio della lingua. Un esempio che si spera molti vogliano seguire.

* Presidente della

Filologica friulana

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