La divisione politica penalizza la città
Non è sufficiente affermare che non si è razzisti, sono i gesti a dimostrarlo anche quando è scomodo

Dopo la prima figuraccia, Udine inanella pure la seconda. In consiglio comunale non è passata la proposta del sindaco De Toni di conferire la cittadinanza onoraria al portiere del Milan Maignan, insultato allo stadio.
Il sindaco a botta calda aveva proposto la cittadinanza sull’onda emotiva pensando o sperando che il beau geste radunasse consensi bipartisan (ma il regolamento comunale prevede la maggioranza qualificata dei tre quarti). Un gesto politico, forse, non troppo ponderato. E le consultazioni con il centrodestra nella settimana successiva non hanno portato a una convergenza.
Così, all’idea del sindaco non è seguita l’adesione della minoranza che l’altra sera ha preso le distanze con diverse argomentazioni, proponendo una mozione di sentimenti che movimenterà il prossimo consiglio comunale.
È stata persa un’occasione, come ha detto De Toni? Sì perché la divisione è diventata politica, maggioranza da una parte e opposizione dall’altra, o meglio centrodestra contro il sindaco. E non invece le parti politiche insieme contro il razzismo, unite per un ideale forte nei confronti del quale c’è urgenza di schierarsi.
Quel che resta è il risultato. Pessimo.
Non è sufficiente affermare che non si è razzisti, sono i gesti a dimostrarlo anche quando è scomodo.
La pessima figura del sabato sera ha infuocato la domenica che un tempo era sportiva, la mancata compattezza del consiglio comunale rimette la città nel ciclone delle critiche.
Dieci giorni fa abbiamo reagito respingendo le accuse di razzismo, rimarcando che sono stati solamente quattro o cinque individui. Non basta.
«Oportet ut scandala eveniant».
È bene che avvengano certi scandali.
Ed è bene scegliere senza esitazione da che parte stare.
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