La difesa: nessun favore. E ora si pensa solo al futuro dell’azienda - La videointervista

UDINE. Nessun appalto truccato o tentativo di essere in qualche modo favorito nell’aggiudicazione di un cantiere milionario dell’Anas. No.
I favori (presunti pagamenti e l’assunzione di un “raccomandato”) che Giuliano Vidoni avrebbe elargito alla Dama nera sono serviti «solo e soltanto a ottenere quanto spettava per contratto alla società di Tavagnacco».
Eccolo il primo punto che l’avvocato Luca Ponti tiene a precisare dopo il blitz che ha portato all’arresto dell’imprenditore gettando nella bufera una delle più grandi imprese di costruzioni del Friuli Venezia Giulia.
Più che di corruzione quindi, si potrebbe parlare di concussione.
In buona sostanza - nella lettura della difesa - Vidoni sarebbe stato quasi “costretto” a cercare una via di fuga per salvare l’azienda, rimasta impantanata nelle secche di una burocrazia romana che rimandando nel tempo i pagamenti rischia di togliere il fiato anche alle realtà industriali più importanti, costrette a boccheggiare in cerca di liquidità per assolvere gli oneri assunti con banche e fornitori.
Un film già visto se non fosse che in questo caso il gruppo di dirigenti e funzionari dell’Anas che facevano riferimento alla Dama nera offriva agli imprenditori in difficoltà una via d’uscita promettendo “scorciatoie” e “agevolazioni” in cambio dei suddetti favori.
L’offerta del sodalizio criminale doveva suonare più o meno così: «Vuoi avere i milioni che ti spettano senza aspettare anni come accade a tutti gli altri?. Basta saper “oliare” le persone giuste». E Vidoni, a quanto pare, ha ceduto a questa sorta di “ricatto”.
Nelle intercettazioni telefoniche raccolte dalla Guardia di finanza, più volte Vidoni si lamenta con la Dama nera delle difficoltà economiche dovute ai mancati pagamenti da parte dell’Anas per i lavori già effettuati dalla sua azienda che dal 2006 al 2014 si è aggiudicata appalti per 275 milioni di euro.
La preoccupazione principale di Ponti è infatti legata al futuro dell’azienda di cui Giuliano Vidoni è presidente dell’organo di vigilanza. L’impresa di Tavagnacco fattura 40 milioni di euro all’anno con 231 dipendenti e cantieri milionari in mezza Italia: per l’Anas quelli ancora aperti si trovano in Sardegna e Calabria.
Ma altri lavori, sempre nel settore pubblico che è di gran lunga il principale “cliente” di Vidoni, sono in corso anche a Cortina, in Friuli e in Veneto.
Al momento non è stato richiesto alcun provvedimento “restrittivo” nell’attività della Vidoni che continua quindi a lavorare regolarmente.
Ma Ponti è preoccupato «per il possibile condizionamento psicologico che potrebbe scattare penalizzando una realtà virtuosa con tutte le conseguenze che potrebbero scattare anche sul piano occupazionale». Ed è su quel fronte che l’avvocato è al lavoro con l’obiettivo di salvare la Vidoni dallo scandalo corruzione scoppiato all’Anas.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








