La devastante scossa avvertita anche da noi e il Friuli rivive la grande paura

UDINE. Il Centro Italia è tornato a tremare e la paura ha raggiunto anche il cuore del Friuli, dove la scossa di magnitudo maggiore, quella di 6,5 della scala Richter delle 7.40, ieri è stata percepita distintamente nei piani più alti delle abitazioni.
Esattamente come giovedì scorso. «Sono state avvertite soprattutto le onde superficiali – spiega Gianni Bressan, ricercatore del centro ricerche sismologiche dell’Istituto di Oceanografia e di Geofisica sperimentale della sede di Udine –, simili a quelle che si generano sulla superficie marina e hanno una lunghezza d’onda che oscilla da alcune centinaia di metri a qualche chilometro.
E l’energia in gioco ha fatto sì che venissero percepite nettamente nella nostra regione». Ma «l’energia inondata da queste scosse non è sufficiente a innescare terremoti significativi in Friuli» chiarisce Bressan. Poi precisa come, in base alla mappa di pericolosità sismica, «c’è una probabilità del 10 per cento, in 50 anni, che nella varie zone sismiche individuate nel Friuli avvenga un terremoto più forte». Sono solo probabilità però, nessuna certezza matematica.
In Centro Italia, invece, sulla base delle esperienze degli studi sismologici condotti fin qui, «c’è la possibilità che nelle prossime tre settimane – sottolinea il ricercatore – si verifichi un terremoto di magnitudo comparabile o di circa un grado di differenza della scossa delle 7.40 di ieri. E ci potrebbe essere, come accaduto in Friuli nel ’76, una ripresa dell’attività sismica con eventi significativi a distanza di qualche mese. L’intera sequenza sismica, infine, potrebbe durare da un anno e mezzo a due».
Il ricercatore spiega anche la differenza tra la zona colpita dalle ultime scosse e il Fvg. «L’appennino umbro marchigiano – spiega Bressan – ha un’evoluzione geodinamica e sismica differente rispetto a quella della nostra regione. La sismicità dell’Appennino è orientata in senso Nord-Ovest Sud-Est e si manifesta a sciami, diversi eventi di magnitudo forte ravvicinati nel tempo».
A differenza di ciò che avviene in regione, «dove non ci sono scosse significative prima di terremoti forti, ma solo le sequenze successive. Con l’eccezione di Claut, dove la scossa di magnitudo 4,3 del 13 aprile del 1996 era stata preceduta da due sciami di magnitudo 3,6 (27 gennaio) e 3,9 (27 febbraio).
In Friuli normalmente la sismicità si manifesta senza scosse premonitrici». Un’ultima analisi. «Gli eventi di agosto ad Amatrice – indica Bressan – sembrano riempire delle lacune sismiche tra la zona dell’Aquila (dove nel 2009 si verificò un terremoto di magnitudo 6,1) e Norcia (interessata nel 1979 da un evento di magnitudo 5,8).
Gli eventi di ieri e dei giorni scorsi – conclude – sembrano invece riempire le lacune di una zona caratterizzata da una recente bassa sismicità (pur rientrando tra le zone ad alta pericolosità sismica) tra Norcia e Colfiorito (interessato dal sisma nel ’97 di magnitudo 6)».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








