La criptomoneta in città fra opportunità e rischi

Alcune imprese pordenonesi utilizzano già la valuta digitale per le transazioni Nella darknet l’anonimato della bitcoin favorisce però anche gli scambi illeciti
Sorgerà a Pordenone la prossima bitcoin valley, dopo Rovereto in Trentino? Chissà. La valuta digitale, però, è già una realtà anche qui e in futuro potrebbe occupare uno spazio sempre maggiore della nostra quotidianità. Ecco perché il gruppo dei giovani industriali, presieduto da Lia Correzzola, ha deciso di dedicare ieri un’intera giornata di formazione su utilizzi, procedure e nuovi scenari legati alla transazioni digitali per privati, aziende e pubblica amministrazione, tracciando così una rotta nel far west creativo e legislativo, colmato soltanto a maggio in Italia dal decreto legislativo 90, che dispone presidi antiriciclaggio per chi cambia contanti in “moneta” virtuale e viceversa.


Alla domanda «Chi possiede bitcoin?» ha risposto ieri in platea una selva di braccia alzate. Per ora si contano sulle dita di una mano, però, le imprese pordenonesi che hanno scelto di entrare nel circuito della criptomoneta: un’agenzia di comunicazione, uno studio di commercialisti, una casa editrice e attività di ristorazione. Ogni tecnologia, anche la più sofisticata, è neutra. L’uso che ne facciamo dipende da noi. C’è chi utilizza le bitcoin per gli acquisti o per pagare dipendenti e fornitori, come avviene nella vallata di Rovereto, e chi, invece, ordisce le sue losche trame nella dark net, facendosi pagare poi in valuta digitale. Negli abissi della rete, protetti dai browser di navigazione nascosti, si incrociano trafficanti di droga o di organi, pedofili, assassini su commissione. Al mercato nero online si può comprare qualsiasi cosa. Con le criptomonete, per non farsi rintracciare, perché gli investigatori possono risalire a un codice associato alla transazione e seguire i trasferimenti di denaro, ma non risalire a un’identità. Ce ne sono in tutto 500 al mondo, di valute virtuali. Una delle più diffuse è proprio bitcoin. Il riscatto per le estorsioni via web che hanno fatto impennare anche in Fvg il numero di tali reati (+ 120 per cento a Pordenone in cinque anni secondo i dati della Cgia di Mestre) avviene con grande frequenza in bitcoin.


L’evento, gratuito, ha totalizzato il tutto esaurito e ha esplorato ogni aspetto: le peculiarità del bitcoin (condivisione, irreversibilità e anonimato) e del blockchain (il libro mastro mondiale in cui vengono trascritte tutte le transazioni ogni giorno) sono state esaminate sotto il profilo legale dall’avvocato Giorgio Maria Mazzoli, fra i soci fondatori di Assob.it e da Guido Pascotto, editore pordenonese che opera con Inbitcoin e dal punto di vista fiscale dalla commercialista Federica Franchi. Nicola Vaccari, cofondatore di Inbitcoin, ha raccontato i vantaggi ottenuti dagli imprenditori che in Trentino hanno deciso di far parte del progetto bitcoin valley.


I pagamenti tramite la valuta digitale garantiscono con certezza matematica la titolarità del diritto e anche il trasferimento e l’esercizio di tale diritto in via esclusiva da parte di chi possiede il portafogli virtuale di bitcoin. Si tratta di transazioni senza intermediari. Per trasferire bitcoin dall’Italia all’estero non è necessaria nemmeno una banca. Basta uno smartphone.


Peculiarità che generano nel contempo opportunità e rischi, illustrati dal comandante della Guardia di finanza di Pordenone Stefano Commentucci. «Le caratteristiche genetiche del bitcoin, ovvero – precisa Commentucci – il fatto di essere una moneta decentralizzata, non soggetta ai controlli dell’autorità monetaria e al di fuori dei canali bancari, unitamente alle sue modalità tecnologiche, basate su comunicazioni
peer to peer
non verificabili palesano alcuni rischi per la tutela dei consumatori e degli investitori». La natura delle monete virtuali, poi, secondo il comandante, «non agevola le attività di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo». Non per questo, però, bisogna demonizzarlo, anzi. In Italia i pagamenti effettuati con bitcoin sono leciti e, conclude Commentucci, le valute virtuali sono ormai «parte integrante dell’attuale ciclo di innovazione della tecnologia finanziaria».


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