La “cricca” dell’ex Electrolux: operai beffati e patteggiamenti

UDINE. C’è un primo epilogo per Isi, ex Electrolux di Scandicci, ovvero il progetto-pilota di reindustrializzazione di un sito della multinazionale dell’elettrodomestico, che ha cessato la produzione di frigoriferi nel 2008 per riconvertirsi in fabbrica di pannelli fotovoltaici. Un progetto partito male e finito peggio, con un’inchiesta penale e un primo patteggiamento. Massimo Fojanesi, amministratore unico di Isi, ha infatti chiesto e ottenuto di patteggiare davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze, una pena a 3 anni e due mesi di reclusione, al sequestro conservativo sui beni già sottoposti a sequestro cautelare ma senza nessun obbligo di risarcimento del danno a favore dei lavoratori. Uscito Fojanesi, il procedimento penale prosegue con altri 5 imputati rinviati a giudizio, e il processo a loco carico inizierà il 6 ottobre.
La chiusura. Lo stabilimento di frigoriferi Electrolux di Scandicci è il primo a venire interessato dalle investigazioni della multinazionale. Nel 2005 inizia il dimagrimento scendendo da circa 700 a 450 dipendenti e nel 2008, l’anno dell’avvio del “piano” per il riposizionamento del gruppo in Europa con una imponente delocalizzazione verso Est, decreta la chiusura di Scandicci.
L’alternativa. Alla fine di una lunga trattativa con sindacati e istituzioni, Electrolux si impegna a valutare alternative per il sito di Scandicci. Un piano per la riconversione produttiva inizia a maturare e con l’assistenza di consulenti, la multinazionale inizia la ricerca di investitori disponibili a rilevare lo stabilimento e a riassumere i 450 lavoratori. La ricerca produce quattro ipotesi di cui 3 giudicate percorribili. Si tratta di Energia futura, controllata al 50 per cento da Mercathec, con un progetto per la produzione di pannelli fotovoltaici e pale eoliche, obiettivo occupazionale di 370 persone; Hhc, dell’imprenditore toscano Giorgio Moretti, con un piano a regime per 400 dipendenti dedicati alla produzione di city car; Patrimonium venture capital attraverso la Siltal, che fa capo all’imprenditore piemontese Gabrio Caraffini, con un progetto per la realizzazione di un impianto per la refrigerazione passiva da installare su veicoli commerciali, da 360 gli occupati.
La scelta. A fine 2008 scatta l’accordo e lo stabilimento Electrolux passa alla Italia solare industrie (Isi), produttrice di pannelli solari, e all’americana Mercatech (importante fondo d’investimento), con un “corredo” da 22,7 milioni di euro che la multinazionale riconosce alla newco per la riassunzione dei dipendenti (circa 65 mila euro per ogni lavoratore). Nei fatti Isi, però, non decolla e dopo alterne vicende viene dichiarata fallita nel maggio del 2011. Senza esito le aste per la vendita dello stabilimento, e senza speranze i quasi 400 lavoratori.
Il futuro. La parola fine a questa vicenda spetta ora al tribunale che sta cercando di dipanare la vicenda individuando le responsabilità. Ma il modello della reindustrializzazione non è stato abbandonato. Si tenta ora una strategia simile a Porcia, la più grande fabbrica del “bianco” di Electrolux in Europa (al momento) interessata ad un piano di ridimensionamento produttivo e occupazionale. C’è una bozza di progetto per la rioccupazione di 150 lavoratori, ovvero una parte degli esuberi che la ristrutturazione genererà. Procedere è necessario, non dimenticando la “lezione” Scandicci, però.
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