La bonifica dell’Ilva affidata alla Pelfa di Buja

Appalto da tre milioni: impianti per la captazione e l’abbattimento di fumi e polveri. L’acciaieria pugliese ha chiesto aiuto anche alla Danieli
Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto in una foto scattata il 7 agosto 2012. Il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, accompagnato da un legale, ha depositato oggi 14 agosto 2012 due appelli e una richiesta di incidente di esecuzione al tribunale del Riesame di Taranto contro le ordinanze del gip Patrizia Todisco. Ferrante si è recato nella cancelleria del tribunale accompagnato dall'avv.Egidio Albanese ed ha personalmente depositato l'istanza e gli appelli nei confronti dei provvedimenti del gip. Questi, tra venerdì e sabato scorsi, ha ordinato al Siderurgico di fermare i sei reparti a caldo dello stabilimento sotto sequestro e ha revocato Ferrante dall'incarico (conferito dal tribunale del Riesame) di custode giudiziario delle aree. Con la richiesta di incidente di esecuzione l'Ilva chiede al Riesame di stabilire se il gip era competente ad emettere le ordinanze impugnate per le quali viene chiesto l'annullamento. A giudizio dei legali dell'acciaieria più grande d'Europa, poteva emettere ulteriori provvedimenti solo il Riesame, che aveva confermato il sequestro degli impianti consentendo l'utilizzo "in funzione" della eliminazione delle "situazioni di pericolo" e dell'avvio di un monitoraggio in continuo..ANSA/RENATO INGENITO
Lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto in una foto scattata il 7 agosto 2012. Il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, accompagnato da un legale, ha depositato oggi 14 agosto 2012 due appelli e una richiesta di incidente di esecuzione al tribunale del Riesame di Taranto contro le ordinanze del gip Patrizia Todisco. Ferrante si è recato nella cancelleria del tribunale accompagnato dall'avv.Egidio Albanese ed ha personalmente depositato l'istanza e gli appelli nei confronti dei provvedimenti del gip. Questi, tra venerdì e sabato scorsi, ha ordinato al Siderurgico di fermare i sei reparti a caldo dello stabilimento sotto sequestro e ha revocato Ferrante dall'incarico (conferito dal tribunale del Riesame) di custode giudiziario delle aree. Con la richiesta di incidente di esecuzione l'Ilva chiede al Riesame di stabilire se il gip era competente ad emettere le ordinanze impugnate per le quali viene chiesto l'annullamento. A giudizio dei legali dell'acciaieria più grande d'Europa, poteva emettere ulteriori provvedimenti solo il Riesame, che aveva confermato il sequestro degli impianti consentendo l'utilizzo "in funzione" della eliminazione delle "situazioni di pericolo" e dell'avvio di un monitoraggio in continuo..ANSA/RENATO INGENITO

BUJA. La richiesta d’aiuto era partita direttamente da Taranto. Dai tecnici dell’Ilva a settembre dell’anno scorso. Da allora, i contatti tra la più estesa acciaieria d’Europa e le friulane Pelfa group di Buja e Danieli di Buttrio non si sono mai fermati. Anzi, hanno portato a stringere accordi valsi alle due imprese friulane importanti interventi nell’ambito della bonifica in corso all’interno del sito siderurgico pugliese.

Interventi che nel caso di Pelfa sono partiti proprio in questi giorni e consistono nella progettazione, costruzione e installazione di un impianto di captazione e abbattimento dei fumi e delle polveri che si generano nelle fasi di sversamento delle scorie dai contenitori (paiole) utilizzati per la fusione dei metalli. Valore: 3 milioni.

Un sistema unico al mondo, che consentirà un considerevole abbattimento degli agenti inquinanti liberati in atmosfera, visto che – contrariamente alla norma che vuole le scorie sversate direttamente all’aperto – l’impianto mobile realizzato da Pelfa permetterà di aspirare i fumi “in presa diretta” a ogni nuovo versamento.

«Costruiremo due unità di captazione mobili del peso di 150 tonnellate l’una – fa sapere Andrea Forgiarini, socio dell’impresa fondata da Redento Fabbro – e da unità di filtraggio da 600 mila metri cubi ora. Si tratta di lavori mai eseguiti prima, solitamente le scorie sono sversate all’esterno, mentre in questo caso l’impianto consentirà di contenere i fumi così da avere emissioni in atmosfera inferiori a 5 milligrammi/metro cubo».

I lavori si dovrebbero concludere all’inizio del nuovo anno con il montaggio. Ma per arrivare fin qui a Pelfa ci sono voluti dodici mesi d’intense trattative, il cui esito è stato incerto fino all’ultimo.

«Appena un mese fa, complice la difficile situazione del Governo, non sapevamo se avremmo dato corpo alla commessa – spiega Indira Fabbro – fortunatamente, poi, i fondi sono stati sbloccati grazie a un decreto approvato dal Senato che di fatto ha dato il via libera agli anticipi».

Fondamentali, vista l’importante esposizione già richiesta all’azienda, per l’acquisto della materia prima. Tra tante imprese in Italia, perché Pelfa? A rispondere è ancora Fabbro: «Perché nel settore vantiamo ormai una certa esperienza e fama. A proporre il nostro nome ai tecnici di Taranto è stata non a caso un’azienda tedesca per cui avevamo realizzato un carro scoria».

Oltre che indubbia occasione economica, l’Ilva sarà per l’azienda bujese un’importante vetrina internazionale. Oggi più necessaria che mai. Il business in Italia dall’avvio della crisi si è ridotto sensibilmente per Pelfa che ha saputo però far fronte alla recessione, aprendosi a nuovi mercati e diversificando: oltre al tradizionale settore della carpenteria metallica per impianti siderurgici negli ultimi due anni ha investito molto nelle produzioni per il settore idroelettrico.

«I nostri target di mercato – svela Fabbro – sono ormai la Russia, dove abbiamo deciso d’investire quest’anno partecipando a una grande fiera a Mosca, il subcontinente indiano e l’America».

L’export arriva ormai a garantire quasi l’80% del giro d’affari di Pelfa (25 milioni il fatturato 2012) che a dimostrazione della sua solidità può dire di non aver usato, a oggi, una sola ora di cassa integrazione.

«In verità l’abbiamo pagata noi – rivendica Forgiarini -, accettando commesse sottocosto pur di mantenere la forza lavoro».

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