Kersevan: sulle foibe manca una verità

Può una bugia essere così fissa nella memoria della gente fino a diventare realtà? Può un fatto storico essere manipolato, distorto e ingigantito fino ad assumere una forma non vera ma ugualmente...

Può una bugia essere così fissa nella memoria della gente fino a diventare realtà? Può un fatto storico essere manipolato, distorto e ingigantito fino ad assumere una forma non vera ma ugualmente celebrata? Evidentemente sì, almeno per quella parte di studiosi che hanno deciso di andare a fondo alla questione irrisolta, almeno agli occhi dell’opinione pubblica e di certa parte della politica, delle foibe. Lo scorso 12 febbraio, proprio due giorni dopo il Giorno del ricordo, festa civile nazionale istituita con la legge 92 del 2004, la storica ed editrice Alessandra Kersevan è stata criticata e interrotta durante la conferenza “Foibe tra mito e realtà” organizzata all’Università di Verona, da un gruppo di persone munite di caschi e fumogeni, a testimonianza di come questo nervo della storia italiana sia ancora scoperto. Ieri pomeriggio, la stessa Kersevan è intervenuta nell’incontro “Foibe tra storia e memoria” organizzato NeoAteneo in Palazzo Caiselli, per dar voce alla grande mole di lavoro documentativo e storiografico condotto dall’associazione Resistenzastorica. «Quello che chiediamo, rispondendo a chi ci chiama negazionisti – ha spiegato la studiosa - è che si smetta di fare dichiarazioni prive di documentazione». Nessuna rivendicazione specifica insomma, solo quella che sgorga dal bisogno di verità. «Ad un certo punto in Italia – ha raccontato la Kersevan - si cominciò a dire che delle foibe non si era mai parlato e ne scaturì una gara a chi sparava più numeri e più nomi. Abbiamo raccolto tantissimi documenti che testimoniano come le bugie si siano susseguite, come i numeri siano cambiati a seconda di chi li pronunciava e che la maggior parte di chi ha parlato di questo argomento lo ha fatto citando semplicemente libri che citano altri libri». D’accordo con Alessandra Kersevan anche il dottorando Gaetano Dato e il professor Joze Pirjevez, che attraverso le loro analisi hanno ripercorso, il primo partendo dagli anni ’60 del secolo scorso, il secondo risalendo al ‘700 «quando Alberto Fortis scoprì i Molacchi che abitavano in Serbia definendoli buoni non ancora corrotti dalla civiltà», il susseguirsi di una serie di circostanze e congiunture storiche che hanno reso così nebuloso e controverso il tema delle foibe.

Anna Dazzan

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