«Io, egiziano, e il sogno udinese»

UDINE. Si chiama Hosam Elsawy Aziz Elfeky e ha 35 anni. In realtà, tutti lo conoscono come Sem oppure Aziz. Nel quartiere della stazione di Udine è un personaggio. E non soltanto perché ha inventato la “Festa delle magnolie” (già cinque edizioni) e “On the road”, appendice di Friuli Doc.
Egiziano, è stato eletto in consiglio comunale nella lista del Pd con 153 preferenze. Un successo, visto che è stato il più votato tra i new entry. Aziz è il secondo consigliere comunale extracomunitario a entrare a palazzo D’Aronco. Il primo, nel 1995, fu il senegalese Baila Kane. Durante la recente campagna elettorale ha ricevuto una lettera con minacce di morte, ora al centro di un’inchiesta. «Ma parliamo di cose belle - si schermisce lui –. Parliamo di Udine, città bellissima e che amo».
Brevemente, com’è arrivato in Friuli?
«Lavoravo a Sharm El Sheikh. Ero direttore di un albergo. Volevo perfezionare la conoscenza dell’italiano. Scelsi Lignano. Arrivai a Milano il 25 maggio 2001. Il giorno dopo ero già al lavoro con un contratto di 6 mesi».
Poi ha deciso di fermarsi in Friuli, anzi a Udine...
«Dopo la stagione, ho fatto un corso avanzato di barman, sono stato tra quelli che hanno inaugurato il Tuborg way, quindi per quattro anni ho lavorato da Rispoli, a Basaldella, prima di aprire in via Roma il “Brio fresco e buono” e di trasformarlo in “Spaghetti house”. Ah, dimenticavo: dal 2005 ho la cittadinanza italiana».
Altri suoi progetti a breve termine?
«Import-export. Ma adesso ho la testa nella politica».
Già, com’è nata questa passione?
«Quando ho partecipato alle primarie del Pd con Walter Veltroni. Sostenevo il suo sogno politico. Mi iscrissi così al Partito democratico. Attualmente sono vicesegretario cittadino e componente dell’assemblea regionale».
È ambizioso?
«Chiunque faccia politica lo è. L’importante è che prima ci sia l’impegno per il bene comune».
Qual è il suo sogno politico?
«Che le persone siano valutate per quello che valgono e non per la loro provenienza o il loro cognome. In realtà sogno anche dell’altro».
Prego...
«Sogno una città accogliente e che sappia riscattarsi. Sogno che Udine diventi davvero il faro del Friuli anche perché negli ultimi cinque anni è stata trattata a pesci in faccia dalla Regione».
Ora, il centrosinistra governa Udine e la Regione. Tocca a voi.
«Esatto! Credo che non dobbiamo essere soltanto gli amministratori dei pedoni, dei ciclisti e degli automobilisti, ma soprattutto dei più deboli. La crisi ha messo in luce nuove povertà, ha messo in difficoltà le famiglie, ha modificato la struttura di queste. Non possiamo correre il rischio di perderci per strada nessuno. Abbiamo bisogno di tutti».
Tra i campi a lei particolarmente cari ci sono quelli riguardanti economia e turismo. Che idee ha a tale proposito?
«Credo che serva trasformare Udine in una città dall’elevata capacità attrattiva turistico-commerciale. Udine ha un centro commerciale naturale. Bene, iniziative culturali così come i grandi eventi dovranno avere un ruolo decisivo sin dal primo momento».
In una recente intervista il sindaco Honsell ha affermato che non serve una delega all’integrazione. Cosa ne pensa?
«Sono d’accordo perché qui gli immigrati sono una parte integrante del tessuto sociale e dunque sono rappresentati da tutti gli assessorati. Tuttavia, anche se numericamente sono in calo, forse una qualche forma di rappresentanza andrebbe ipotizzata perché è giusto che sappiano che la loro vita qui a Udine dev’essere imperniata sui doveri e sui diritti».
Un’ultima domanda che forse molti udinesi vorrebbero porle: cosa significa per un immigrato come lei la parola sicurezza?
«Sicurezza significa anche vivibilità, servizi più efficienti, strade e marciapiedi in buono stato. Il futuro passa anche attraverso il sostegno di privati, associazioni e aziende. E a loro penso - a esempio - quando parlo di manutenzione di parchi, giardini e strisce pedonali. Ma anche di cultura e di altro ancora».
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