Inquinamento in laguna: gli ex commissari chiedono l’archiviazione

La mossa di Ciani, Moretton e Menchini si basa su tre elementi. Mentre la Corte dei conti ipotizza un danno per 60 milioni

MARANO LAGUNARE. I termini delle indagini preliminari sono abbondantemente scaduti, la posizione di una parte degli indagati è stata già archiviata e il gip, ossia l’unico organo giurisdizionale terzo sinora intervenuto nel procedimento, ha ritenuto l’impianto accusatorio insostenibile.

È sulla base di queste considerazioni che i tre ex commissari delegati per la laguna di Marano e Grado Paolo Ciani (2002-06), Gianfranco Moretton (2007-08) e Gianni Menchini (2009-12), tutti parimenti accusati di peculato e truffa nell’ambito della maxi-inchiesta della Procura di Udine sulle decine di milioni di euro di finanziamenti pubblici erogati per risanare l’emergenza inquinamento del Sin, hanno presentato in questi giorni istanza per vedere a loro volta archiviate le rispettive posizioni.

Il giorno dopo la denuncia lanciata anche dal procuratore generale della Corte dei Conti del Fvg, Maurizio Zappatori, sull’enormità del danno erariale ipotizzato alla luce dei primi accertamenti della Guardia di finanza sul caso dei dragaggi in laguna - 60 milioni di euro -, sono i legali che assistono i tre principali indagati dell’inchiesta penale ad alzare la voce e respingere l’una e le altre accuse.

«Correttamente, il capo della Procura contabile ha detto di attendere le risultanze delle indagini penali - afferma l’avvocato Rino Battocletti, difensore di Menchini -. Anche noi attendiamo fiduciosi, dopo oltre tre anni, la definizione dell’istruttoria.

E, per questo, abbiamo sollecitato al pm la conclusione delle indagini, qualunque sia la determinazione che vorrà assumere, poichè certi, anche nella non creduta ipotesi che non venga chiesta l’archiviazione, di poter ottenere in udienza preliminare il riconoscimento della correttezza dell’operato svolto, sulla scorta delle considerazioni del gip circa «l’insussistenza e/o insostenibilità del reato di peculato in se stesso e l’inconfigurabilità anche delle accuse di truffa per ragioni di fatto e di diritto».

Nel ricostruire la tempistica delle indagini, l’avvocato Battocletti ha ricordato come l’iscrizione di Menchini risalga al 29 novembre 2010, come la perquisizione e la notifica dell’informazione di garanzia avvennero il 6 febbraio 2012, a termini scaduti e come, reiscritto il 6 giugno 2012, analoga situazione si sia ripetuta per le indagini successive al 6 gennaio 2013.

Simili le argomentazioni degli avvocati Luca Ponti, per Moretton, e Manlio Contento, per Ciani. «I 60 milioni di cui parla la Procura della Corte dei conti - osserva Ponti - non rappresentano alcuna ipotesi di danno erariale, per il semplice fatto che furono adoperati per ciò cui erano stati destinati: i dragaggi. Ossia, per l’interesse pubblico, in ossequio all’ordinanza esecutiva del Consiglio dei ministri che dispose lo smaltimento dei fanghi nelle casse di colmata.

Ordinanza, vale la pena ricordarlo, arrivata dopo un’istruttoria infinita del ministero all’Ambiente, che coinvolse anche Arpa e diversi altri organi tecnici». Al pm Viviana Del Tedesco, il legale ha suggerito lo stesso trattamento usato per i soggetti tecnici. «Non si vede per quale ragione - scrive Ponti - analoga richiesta non possa essere avanzata per la componente “politica” di vertice, che evidentemente non poteva disporre di ulteriori e diversi elementi di valutazione».

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