Ingegneri, cassa svuotata dal segretario

Udine, è indagato per peculato e falso: si è autodenunciato dopo 3 anni di finte fatture. Avrebbe prelevato oltre 91 mila euro
Udine 11 luglio 2013 Ordine degli Ingenieri della prov di UD. © Foto Petrussi Foto Press / Ferraro Simone
Udine 11 luglio 2013 Ordine degli Ingenieri della prov di UD. © Foto Petrussi Foto Press / Ferraro Simone

UDINE. Registrava in contabilità false fatture, indicandole come pagate a questo o a quel fornitore in contanti o tramite assegni. Ma poi, a intascare il denaro prelevato direttamente dalla cassa o riscosso in un secondo momento in banca, era sempre lui: Alessandro Montico, 45 anni, di Udine, segretario storico dell’Ordine provinciale degli ingegneri, dove lavorava dal 1998 e da dove è stato sospeso qualche giorno fa, in via precauzionale, in attesa degli accertamenti della Procura.

Il caso è scoppiato a metà giugno, quando Montico ha deciso di autodenunciarsi e di porre così fine a un “giochetto” che, in tre anni, ha finito per fruttargli più di 91 mila euro. Tutti spesi, a suo dire, in telefonini di ultimissima generazione. Ora, per quel bisogno compulsivo di acquistare, vendere e riacquistare cellulari, si ritrova indagato per peculato e falso in scrittura privata.

La denuncia dell’Ordine. Sul tavolo del procuratore aggiunto Raffaele Tito, accanto alle dichiarazioni spontanee rese da Montico alla Polizia tributaria della Guardia di finanza e alle centinaia di pagine di documentazione contabile prodotta dal suo difensore, avvocato Mario Occhialini, c’è anche la denuncia-querela presentata dal presidente degli ingegneri di Udine, Gianpaolo Guaran, attraverso il legale dell’Ordine, avvocato Maurizio Miculan. Erano stati proprio gli ingegneri, in maniera assolutamente casuale, a nutrire i primi sospetti lo scorso 11 giugno. Quel giorno, un loro consulente aveva riferito al presidente di avere ricevuto una telefonata dal consulente contabile, che chiedeva la riformulazione di una fantomatica fattura contenente un errore sulla ritenuta d’acconto. Di quella fattura, così come delle prestazioni indicate e della somma versata, però, nessuno ne sapeva nulla. Interpellato sulla vicenda, Montico aveva glissato.

La confessione. Forse perchè spaventato da quell’episodio e comunque da tempo intenzionato a vuotare il sacco, due giorni dopo Montico si era recato dall’avvocato Occhialini, per liberarsi del peso di quel segreto e consultarsi sul da farsi. La scelta, va da sè, era stata quella di confessare ogni cosa. Raccolte le false fatture e gli assegni sui quali aveva apposto la firma contraffatta del presidente Guaran, il segretario si era quindi presentato dai finanzieri e aveva ricostruito la lunga serie di appropriazioni indebite di cui si era reso responsabile a partire dal maggio del 2010. Ieri, ritenendo la sua funzione un incarico di pubblico servizio, il procuratore aggiunto ha formulato a carico di Montico l’ipotesi di reato di peculato. Oltre al falso.

Il meccanismo. La distrazione - stando alla denuncia presentata dall’avvocato Miculan per conto degli ingegneri - sarebbe avvenuta mediante la produzione di fatture false intestate a una quindicina di fornitori abituali dell’Ordine, registrate come “pagate per cassa”. Per il pagamento fittizio, si sarebbe servito di prelievi di contante dalla cassa e di assegni a firma, ovviamente contraffatta, del presidente. È stato lo stesso Montico, nuovamente convocato da Guaran, a quantificare in oltre 91 mila euro l’importo complessivamente intascato. Da qui, la comunicazione al Consiglio dell’Ordine e la decisione di sospenderlo.

Merita il perdono. «Si è reso conto del guaio in cui si era cacciato e si è presentato da me per autodenunciarsi. Meditava di farlo da tempo». L’avvocato Occhialini non ha dubbi: Montico è consapevole di ciò che ha fatto, si è pentito ed è deciso a risarcire l’intero ammanco. «Il problema ha origine patologica - continua il legale -.

Si tratta di qualcosa di simile alla ludopatia: prendeva il denaro per assecondare un bisogno compulsivo di comprare e rivendere telefonini. Ora - continua - è in cura al Sert di Palmanova, dove è seguito da dei professionisti. Spero che gli ingegneri capiscano, lo perdonino e magari lo riprendano anche con loro. Lui, intanto, ha già messo in vendita la propria auto».

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