Infermiere di quartiere All’ex caserma Friuli si potranno fare anche prelievi e visite

Da centro di accoglienza dei profughi a punto sanitario La nuova organizzazione annunciata dall’assessore Barillari
Udine 06 Novembre 2018 park Agenzia Petrussi foto Massimo Turco
Udine 06 Novembre 2018 park Agenzia Petrussi foto Massimo Turco



All’ex caserma Friuli sarà possibile, a breve, effettuare i prelievi del sangue e prenotare le visite ospedaliere. Cardine del servizio saranno le “infermiere di quartiere”. Ad annunciare la rivoluzione è stato l’assessore Giovanni Barillari a margine dell’inaugurazione del “Safe Point”, il punto d’accesso per i senzatetto allestito dalla Croce Rossa di fronte alla stazione ferroviaria.

Da centro d’accoglienza dei richiedenti asilo – attualmente sono ospitati circa 100 rifugiati – la struttura militare di via Pastrengo si appresta quindi a diventare uno dei centri sanitari di prossimità. Un pallino programmatico dell’esponente della giunta Fontanini che ha aggiunto: «Ci sarà almeno uno di questi centri per ogni circoscrizione». «Gli utenti – ha spiegato – hanno bisogno di un rapporto umano con medici e dottori e anche il tempo per esprimere le proprie problematiche e bisogni. Queste nuove realtà di quartiere rientrano all’interno di un progetto di potenziamento della rete di assistenza a favore dei residenti udinesi».

L’iniziativa si potrebbe concretizzare entro pochi mesi perché all’interno dell’ex caserma operano già le infermiere volontarie della Croce Rossa. La struttura è aperta il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 9.30 alle 11 ed è a disposizione di tutti i cittadini udinesi per offrire gratuitamente le misurazioni della glicemia, della pressione e della temperatura corporea, medicazioni, ma anche per effettuare – una volta alla settimana – le iniezioni. «L’ex caserma Friuli ha cambiato la sua vocazione da questa estate a causa dell’emergenza profughi – ha dichiarato Barillari – ma il Comune conta di mettere in piedi proprio in questo luogo un presidio sociale, sanitario e assistenziale. Lo possiamo fare in breve tempo con una convenzione tra lo stesso Comune, il distretto sanitario e la Cri».

La struttura militare da circa un anno è diventata sede del comitato provinciale della Cri, che ha trasferito in via Pastrengo i propri uffici, prima dislocati tra via Sabbadini, via Joppi, via Riccardo Di Giusto e via Marsala. I volontari l’hanno rimessa a nuovo in soli sei mesi – i lavori si sono conclusi a novembre del 2017 – grazie a un investimento di 900 mila euro, di cui 350 mila finanziati dalla Regione. L’intervento della Cri ha fatto sì che da zona degradata l’ex caserma diventasse luogo di fruizione per l'intera città e in particolare di chi è in difficoltà, attraverso diverse iniziative. Una di queste sarebbe quella di ospitare i senzatetto durante l’emergenza freddo. Un’altra ancora – sostenuta però dalla precedente giunta di centro sinistra dall’allora assessore all’inclusione Antonella Nonino – riguarderebbe l’apertura di un market solidale, un punto di distribuzione di alimenti e di abiti grazie proprio al ruolo che già svolge la Croce Rossa e alla rete di associazioni che fanno questo servizio sul territorio. Tra le altre proposte della Cri anche la creazione di un punto d’ascolto dove le persone, grazie all’aiuto anche di un’assistente sociale, possono ricevere indicazioni sui servizi erogati dal Comune. Ogni mercoledì i volontari aiutano già circa 60 nuclei familiari dando vestiti e cibo, mentre sono continue le richieste di aiuto per pagare le bollette. Padri separati e famiglie monoreddito: sono loro i nuovi poveri che si mettono ogni giorno in fila davanti agli sportelli dei servizi sociali o della Cri, a caccia di contributi per bollette energetiche o per chiedere semplicemente del cibo. Sono state 4.860 le persone assistite dal comitato provinciale della Cri nel 2017, con un aumento rispetto al 2016 del 20% degli accessi alla sede di via Pastrengo. Una crescita in linea con il report dell’Istat che stima in povertà assoluta il 7% delle famiglie residenti.A Udine il 65% di coloro che non arrivano a fine mese sono italiani, il 35% è di origine straniera. —

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