«Indicazioni molto precise dagli archivi centrali dello Stato»
«Le ricerche effettuate negli archivi centrali dello Stato dalla Lega Nazionale non devono essere strumentalizzate in alcuna maniera. I dati emersi dalla stessa non sono passibili di uso politico perché non lo permetteremo». A sostenerlo è lo storico e ricercatore Ivan Buttignon, che ha partecipato alla missione a Roma organizzata dalla Lega Nazionale con il supporto del gruppo Pd alla Camera e del Comune di Gorizia. Missione dalla quale è emerso un documento che testimonia l’esistenza di una fossa comune tra Rosazzo e Manzano, in cui sarebbero stati gettati tra i duecento e gli ottocento cadaveri nel 1945. Rispetto quanto emerso nel corso delle celebrazioni per il Giorno del Ricordo a Gorizia. In particolare, Buttignon si sofferma sulle responsabilità diretto del partigiano Sasso: «Essendomi occupato in passato di ricerche sul partigiano Sasso, ritengo molto improbabile (se le storia fosse una scienza esatta direi impossibile) un suo coinvolgimento in operazioni di eliminazione biologica di innocenti», spiega lo storico. Che precisa: «La ricerca è di fondamentale rilievo storiografico perché sta consentendo di ricostruire la vicenda dei deportati da Gorizia nei 40 giorni d’occupazione jugoslava; perché comprova il tentativo di annessione di Trieste da parte della Jugoslavia durante il 15 settembre 1947; perché attesta la rettitudine, il coraggio e la coerenza del Cln giuliano di fronte alle convulse vicende confinarie; perché documenta il profondo antagonismo tra fascisti italiani e ustascia croati già dal 1941 – scrive Buttignon –. Si tratta infatti di un’indagine che punta esclusivamente a una più approfondita conoscenza delle questioni confinarie degli anni Quaranta. Qualche informazione sarà più apprezzata a destra, qualcun’altra a sinistra». (c.s.)
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








