Indagini serrate sullo scoppio La Procura dispone le autopsie

Programmate entro mercoledì. L’obiettivo? Chiarire le cause dei tre decessi Il corpo senza vita di Facchettin presentava segni di bruciature, gli altri due no
Bumbaca Gorizia 21_06_2019 Scoppio il giorno dopo © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 21_06_2019 Scoppio il giorno dopo © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



Sarà un passaggio importante, forse decisivo. E servirà per ricostruire meglio gli attimi antecedenti la forte esplosione che ha squassato Gorizia ed è costata la vita a Sabina Trapani, Miha Ursic e Fabrizio Facchettin. Entro mercoledì, a meno di rinvii dell’ultimo minuto, verranno effettuate le autopsie sulle tre vittime. L’incarico è stato affidato dalla Procura della Repubblica e i carabinieri del Comando provinciale isontino hanno notificato i provvedimenti alle persone e ai professionisti interessati.

I primi cadaveri a riemergere dalle macerie erano stati quelli di Miha Ursic e di Sabina Trapani che erano uniti da un legame affettivo e convivevano al primo piano della palazzina di viale XX Settembre. Entrambi erano a letto e presentavano i traumi tipici dello schiacciamento. Erano anche cianotici e questo confermerebbe abbiano respirato gas. Gli inquirenti, però, non sono ancora in grado di attribuire la morte allo schiacciamento piuttosto che all’intossicazione e l’autopsia servirà a dare risposta proprio a tale quesito.

Il terzo corpo, quello di Facchettin, che risiedeva al pianoterra, era stato trovato con caratteristiche diverse rispetto agli altri corpi, quelli dei residenti al primo piano. Presentava delle bruciature come fosse stato investito da una fiammata: la conferma della Procura della Repubblica di Gorizia. Pertanto, pare ormai assodato che la fuga di gas sia partita proprio dall’appartamento del disabile cinquantenne. «Ma è una prima ipotesi tutta da verificare», avevano affermato, sin dalla prima ora, gli inquirenti. Ipotesi che, poi, con il passare delle giornate, si è trasformata in una quasi-certezza.

Ad oggi, l’area di viale XX Settembre è ancora posta sotto sequestro. Ed è interdetta. «Abbiamo completato la demolizione della parete che presentava una grande crepa – spiega il vicecomandante dei vigili del fuoco di Gorizia, Ivan Guarino –. L’abbiamo fatto per motivi di sicurezza e per consentire agli inquirenti di fare il proprio lavoro tranquillamente, senza il rischio di ulteriori crolli». Guarino scioglie anche la riserva (che, ad oggi, non era stata ancora sciolta ufficialmente) che l’esplosione sia avvenuta a causa di una fuga di gas.

Le attenzioni degli investigatori continuano, invece, a incentrarsi sul profilo dell’uomo che abitava al pianoterra, morto nello scoppio assieme alla coppia del piano superiore. Particolare attenzione viene destinata in queste ore soprattutto alle tubature del gas. Secondo quanto si è appreso, sarà compito di un perito accertare l’esatta dinamica di quanto avvenuto nella cucina. I tecnici avrebbero, ovviamente, riscontrato danni alle condutture, ma gli investigatori vogliono capire con esattezza se si tratta di danni causati dall’esplosione o se, invece, possano essere stati manomessi. Anche il profilo Facebook di Facchettin è oggetto di approfondimenti, visti i tanti riferimenti a angeli e demoni. —



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