Inchiesta auto blu, la difesa: «Nessuna irregolarità, abbiamo agito come fanno tutti»

Trieste, Panontin non nasconde il proprio stupore di fronte all’informazione di garanzia che gli è stata notificata. De Anna, oggi consigliere regionale di Forza Italia, sembra avere più di qualche argomento rispetto alla nuova inchiesta che lo ha investito

TRIESTE. «Ritengo che la modalità con cui ho utilizzato l’auto di servizio sia corretta e consona al regolamento. Anche perchè, quando cominciò il mio mandato, ormai tre anni e mezzo fa, non feci altro che chiedere all’autista come funzionava e comportarmi di conseguenza, in continuità con il sistema».

L’assessore regionale Paolo Panontin non nasconde il proprio stupore di fronte all’informazione di garanzia che gli è stata notificata nell’ambito di un’inchiesta per le ipotesi di reato di peculato, falso e truffa.

E la prima cosa che ha fatto, non appena ricevuto l’avviso, è stato di metterne al corrente la presidente della Regione, Debora Serracchiani.

«Mi riservo di leggere tutte le carte, di cui domani (oggi, ndr) ritirerò copia, e di nominare un difensore di fiducia – continua –. Al momento, mi par di capire soltanto che l’inchiesta partì prima del mio arrivo e che tutto ruota attorno a un’interpretazione del regolamento di utilizzo dei mezzi di servizio. Regolamento ovviamente uguale per tutti.

L’accusa è di avere usato l’auto in modo non legittimo, perchè l’autista si è recato a casa e da lì è venuto a prendermi per portarmi al lavoro e di avere avvallato tale comportamento attraverso la firma dei rendiconto. Ma questa è la prassi: tutti gli autisti tornano a casa con il mezzo di servizio».

Quanto agli episodi che lo riguardano in prima persona, Panontin si dice pronto a chiarire ogni dubbio. «Al pranzo mi ero incontrato con amministratori comunali – spiega –, nella pausa tra il voto in aula alle dichiarazioni programmatiche della presidente e, alle 15, una riunione di Giunta».

Rispetto all’ulteriore accusa di falso per la dichiarazione inviata al giudice di pace, a sostegno del ricorso presentato dall’autista Spitz contro il provvedimento con cui gli era stata sospesa la patente, per una sanzione comminatagli alle 7.50 del 15 giugno 2013, l’assessore si dice ancora più sorpreso.

«Ho semplicemente certificato ciò che era avvenuto – osserva – e cioè che l’avevo chiamato in servizio per il giorno dopo, perchè dovevo essere alla Protezione civile prima della Giunta convocata per quella mattina stessa a Udine».

Anche l’ex assessore Elio De Anna, oggi consigliere regionale di Forza Italia, sembra avere più di qualche argomento rispetto alla nuova inchiesta che lo ha investito.

Considerazioni che preferisce però affidare al proprio difensore, avvocato Luca Ponti. «Posto che, in quanto assessore, aveva diritto a usufruire dell’auto di servizio – afferma il legale –, per lui era del tutto indifferente dove lo andassero a prendere e non aveva certo alcun interesse a favorire l’autista.

Quel che è certo è che in un anno, con tutte le deleghe che gli erano state assegnate, aveva percorso 140 mila chilometri per ragioni di servizio e che in alcuni degli spostamenti, specie quelli legati alle politiche comunitarie, era capitato che avesse usato la propria auto, senza mai chiedere alcun rimborso». Il difensore ha anche ricordato come nel frattempo, sul fronte delle “spese pazze”, la sentenza di assoluzione emessa nei suoi confronti sia passata in giudicato.

E poi c’è l’“asso” della delibera del 2010. «Adottata subito dopo il caso Ballaman – ricorda Ponti – ha dato la possibilità a tutti gli autisti di portarsi l’auto di servizio a casa e, quindi, di ripartire la mattina da lì per andare a prendere i rispettivi assessori: una scelta di efficienza, per evitare di corrispondere loro, comunque, il rimborso per gli spostamenti con il mezzo privato».

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