In malattia, ma cacciava: assolto un poliziotto

Sovrintendente della Questura era stato accusato di truffa ai danni dello Stato. La difesa ha provato l’esistenza della patologia. Anche per il pm era innocente
ROE1 - 20000723 - LE HAVRE, FRANCE : A hunter walks the Vernier marsh near Le Havre, 23 July 2000 despite a proclamation 14 July 2000 by the French minister of the environment fixing 10 August as the opening date of the hunting season for waterfowl. France is subject to a procedure before the European Court by the European Commission complaining that the French hunting seasons are too long under a directive of 1979 protecting migratory birds. ANSA/DEF ..EPA PHOTO AFP/MEHDI FEDOUACH/MF/ab/ac
ROE1 - 20000723 - LE HAVRE, FRANCE : A hunter walks the Vernier marsh near Le Havre, 23 July 2000 despite a proclamation 14 July 2000 by the French minister of the environment fixing 10 August as the opening date of the hunting season for waterfowl. France is subject to a procedure before the European Court by the European Commission complaining that the French hunting seasons are too long under a directive of 1979 protecting migratory birds. ANSA/DEF ..EPA PHOTO AFP/MEHDI FEDOUACH/MF/ab/ac

UDINE. Soffriva di lombosciatalgie ed ernie e questo lo aveva reso inidoneo al servizio. Ma mentre si trovava in malattia, il sovrintendente della Polizia di Stato, Franco Bulfone, 49 anni, di Mortegliano, se ne andava a caccia. Imbracciava il fucile e abbatteva fagiani e beccacce. Per il tribunale di Udine e, ancor prima, per il pm che aveva concluso la requisitoria chiedendone l’assoluzione, questo non era reato.

Nessuna truffa aggravata ai danni dello Stato, insomma, come aveva invece ritenuto il gip, alcuni mesi fa, ordinandone l’imputazione coatta. La parola fine alle tribolazioni giudiziarie del poliziotto della Questura di Udine è stata scritta ieri: assolto «perchè il fatto non sussiste», la sentenza pronunciata dal giudice monocratico Angelica Di Silvestre.

Era stato un esposto anonimo in Procura a gettare un’ombra sul comportamento e sulle abitudini di Bulfone. Completati gli accertamenti, tuttavia, il pm Andrea Gondolo aveva deciso di chiedere l’archiviazione del procedimento. «Seppure censurabile - aveva scritto -, tale atteggiamento non configura tuttavia gli estremi della truffa verso l’amministrazione, potendo al più costituire motivo di rilievo disciplinare o, nei casi più gravi, di licenziamento».

Di diverso avviso il gip, che, rigettando l’istanza, aveva mandato avanti il caso. Certificati medici alla mano, la pubblica accusa aveva quindi calcolato un “pacchetto” complessivo di 272 giorni di prognosi, tra l’11 giugno 2012 e il 27 marzo 2013. E indicato in 34 le battute di caccia alle quali Bulfone aveva partecipato dal 1° settembre al 13 gennaio.

Il dibattimento ha confermato la tesi iniziale. E cioè che la patologia era reale e che non vi era incompatibilità con il tipo di hobby praticato dal poliziotto in malattia. È stato il professor Alfonso De Maglio, consulente della difesa, a confermare le condizioni di salute in cui all’epoca versava l’imputato. Ed è anche alla luce delle sue conclusioni che l’avvocato Lorenzo Reyes ne ha chiesto l’assoluzione.

«È stato dimostrato come la patologia di cui Bulfone soffriva e tutt’ora soffre - ha detto il legale - fosse indiscutibilmente provata sia dalla copiosa certificazione medica, sia dagli esami clinici, ossia le sette risonanze magnetiche, ai quali si era sottoposto. Il consulente - continua il difensore - ha altresì evidenziato come nel periodo in esame gli accertamenti specialistici effettuati risultassero del tutto coerenti con i riscontri oggettivi dei medici della Polizia».

Non a caso, Bulfone fu ritenuto inidoneo al servizio. «È chiaro - ha osservato Reyes - che per un poliziotto l’idoneità al servizio deve essere supportata da un’integrità fisica tale, da permettere azioni esterne, attività di ordine pubblico e tutto quanto possa essere intuitivamente richiesto a un tutore dell’ordine». Quanto poi alla scelta di praticare la caccia, consulente e difensore hanno evidenziato come «l’attività venatoria, svolta peraltro in pianura e interrotta da lunghe pause, non incidesse affatto sullo stato di patologia cronica di tipo degenerativo, che, come noto, ha periodi di maggior evidenza clinica e altri di relativo miglioramento».

Tesi risultata ancora una volta convincente anche per la Procura (in aula, il pm Luca Olivotto). Soddisfatto il difensore. «Il sovrintendente Bulfone - ha commentato - ha sempre sostenuto la propria incensurabile condotta e il rispetto per l’autorità di appartenenza e questa sentenza toglie ogni dubbio sulla sua onorabilità e serietà, che erano state oscurate da un procedimento tanto ingiusto, quanto infondato».

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