In fuga da Aleppo devastata dalla guerra

Il suo negozio di tessuti è stato distrutto da un missile. L’importante ruolo svolto da Giovanna Brun
This undated handout photo released by the Russian Defense Ministry claims to show Russian Military engineers operating in Aleppo, Syria.(Russian Defense Ministry Press Service photo via AP)
This undated handout photo released by the Russian Defense Ministry claims to show Russian Military engineers operating in Aleppo, Syria.(Russian Defense Ministry Press Service photo via AP)

MANIAGO. Prima della malattia è stata la guerra a distruggere tanti sogni di Shadi Garabet e della moglie Silva. Il 36enne, laureato in letteratura inglese, ad Aleppo gestiva un negozio di tessuti. Un’attività che conduceva con passione e con la quale pensava di poter mantenere la famiglia. Un giorno, però, di quel negozio non è rimasto più nulla: è stato colpito da un missile e ridotto in un cumulo di macerie. Anche l’appartamento in cui abitavano Shadi e Silva, che è archeologa, ha subito danneggiamenti a causa della guerra. In Siria non era possibile continuare a vivere: il timore che potesse accadere loro qualcosa da un momento all’altro era elevato. Ovunque c’erano orrore e distruzione. La coppia era stata persino costretta a sposarsi senza che i congiunti potessero prendere parte al matrimonio, dal momento che la città era divisa.

Quindi la decisione di andarsene: prima il trasferimento a Latakia, poi la partenza verso il Friuli. Un addio definitivo quello alla loro terra natale. Come ha spiegato Giovanna Brun, «sono richiedenti asilo e in Siria non torneranno». Oggi Silva sta cercando di concentrarsi sulla nuova vita maniaghese: vuole imparare bene l’italiano per trovare un lavoro ed essere indipendente. Dopo la morte di Shadi, l’ha raggiunta nella città del coltello un cugino che vive in Germania e che trascorrerà alcuni giorni assieme a lei e alla piccola. La 31enne ha vissuto il dramma della perdita del marito da sola: l’unico mezzo di comunicazione coi parenti era il cellulare. Messaggi e chiamate il solo conforto. Ma a Silva la forza non manca: è tenace e determinata e vuole che la sua vita e quella della sua bambina ripartano. I primi tempi non sono facili, ma «Silva è una donna intelligente e ha grinta – ha messo in evidenza Giovanna –. In questa fase, il dolore è forte: Silva cerca di non mostrare la sua fragilità, che comunque si nota».

Giovanna la ospiterà assieme alla figlia sino a quando ne avrà bisogno. «Le porte della mia casa restano aperte sino a quando non sarà autonoma e deciderà di percorrere un’altra strada – ha affermato la maniaghese –. Non pongo limiti: sarà lei a scegliere. Da parte mia continuerò a garantire il sostegno e l’aiuto di cui Silva e Melena necessitano».(g.s.)

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