Immigrato si ribella e muore mentre lo arrestano

Irregolare da dieci anni in Italia, era ospitato a Pordenone e stava per diventare papà. Protesta anti-polizia

Sarebbe diventato papà fra sei mesi. È stato stroncato, invece, da un malore mentre stavano per mettergli le manette ai polsi, dopo un inseguimento, in via Manin a Conegliano. Donald Fombu Mboyo, trent’anni, originario del Cameroun, ma da dieci anni in Italia, conviveva da poco con la sua giovane compagna in un appartamento in centro a Pordenone.

I due erano ospitati a casa di un’amica. Quando ha appreso della morte del suo amore la ragazza, incinta di tre mesi, ha cominciato a gridare di dolore.

Le sue urla e il pianto disperati echeggiavano, ieri sera, nel piccolo condominio. È stato un suo conoscente, dal Veneto, ad avvisare la fidanzata di Fombu al telefono. Notizie frammentarie, che hanno gettato la ragazza in uno stato di prostrazione.

Tanto che i vicini si sono allarmati nell’udire le grida e hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, temendo il peggio. Poi la giovane in dolce attesa si è precipitata a Conegliano per abbracciarlo un’ultima volta.

Fombu, conosciuto dai suoi connazionali con il soprannome di Baba Jao e un precedente di polizia alle spalle per droga, è morto ieri pomeriggio verso le 16, nel cuore della città, sotto gli occhi di numerosi passanti sbigottiti.

Una pattuglia della squadra volante di Conegliano lo aveva incrociato già una prima volta alle 14.30 in via Manin. Alla vista degli agenti il camerunense era scappato, tentando di seminarli. Poi era entrato, verso le 16, all’interno del locale Safari Club, nella medesima via.

Alcuni testimoni raccontano che il giovane era su di giri, forse a causa di qualche bicchiere di troppo. Così hanno avvisato il 113, affinché le forze dell’ordine cercassero di calmarlo. La stessa pattuglia che si era imbattuta in Fombu alle 1430 è ritornata in via Manin.

Alla vista della polizia, il trentenne camerunense si è dato nuovamente alla fuga, ma stavolta è stato raggiunto. Stando ad alcune testimonianze, il trentenne avrebbe opposto una violenta resistenza, dimenandosi e morsicando gli agenti. La colluttazione non sarebbe durata più di una manciata di secondi.

Poi Fombu si è accasciato improvvisamente al suolo, senza più riprendere conoscenza. Subito la polizia ha telefonato alla centrale operativa del Suem, che ha inviato sul posto un’ambulanza. Vani i soccorsi: gli infermieri non hanno potuto che constatare il decesso del trentenne.

Si ipotizza che il giovane sia stato colto da un infarto, ma solo l’autopsia, disposta dal sostituto procuratore Barbara Sabattini, potrà accertare con precisione le cause del decesso.

La zona di via Manin è uno dei luoghi di ritrovo della comunità camerunense. Molti connazionali hanno assistito all’inseguimento e al decesso di Fombu. Fra loro, c’è chi ha sostenuto che gli agenti avrebbero utilizzato metodi eccessivamente duri per bloccare il trentenne.

Circostanza smentita, però, da altri testimoni, che hanno affermato: gli agenti non hanno commesso alcun abuso.

Al diffondersi della notizia della morte di Fombu, ha cominciato, però, a serpeggiare il malumore fra i suoi connazionali. Una cinquantina di camerunensi si sono radunati di fronte al Commissariato di polizia di Conegliano, dopo una marcia simbolica partita da viale Carducci, per protestare contro gli agenti che avevano fermato il giovane.

La manifestazione è stata tenuta sotto controllo da poliziotti, carabinieri e agenti della polizia municipale. Le forze dell’ordine hanno scongiurato disordini. La tensione era palpabile, il clima prossimo alla rivolta. Fortunatamente, però, non si sono verificati episodi di violenza. E l’assembramento di camerunensi si è poi allontanato dal Commissariato pacificamente.

La vittima, Donald Fombu Mboyo, era in Italia da una decina d’anni e lavorava saltuariamente come operaio. In passato era stato anche arrestato perché trovato in possesso di droga, nel Montebellunese. Da qualche tempo abitava a Pordenone insieme alla sua compagna.

La Procura di Treviso ha aperto un’inchiesta per fare luce sulle cause della morte. Da una prima, sommaria, ispezione esterna effettuata dal medico legale non risultano segni di violenza né sul corpo né sul volto di Fombu. L’ipotesi prevalente, al momento, è quella di una tragica fatalità, con l’esclusione di responsabilità di terzi, ma solo l’esame autoptico potrà spazzare via ogni dubbio residuo e fornire agli inquirenti certezze.

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