Il soccorso alpino salva un segugio sul Brancot

BORDANO. Un cane salvato dagli "angeli della montagna". L'animale protagonista della vicenda si chiama Tito, è un segugio da caccia di 13 anni, gli "angeli" sono la squadra del Soccorso Alpino gemonese che nel tardo pomeriggio di giovedì sera lo ha salvato sulle pendici del Brancot dov'era rimasto intrappolato da ben cinque giorni.
Tutto ha inizio domenica scorsa quando due cacciatori, Renato Grigato e Marco Bellina, accompagnati da Ugo e Luciano Padovan (proprietari del cane), dopo una battuta di caccia sul Brancot hanno visto tornare dalla montagna solo due dei tre segugi con i quali erano partiti.
All'appello mancava solo Tito e i cacciatori, dopo averlo atteso per un paio d'ore, sono tornati a casa sperando che la bestiola si facesse viva nei giorni successivi. Trascorsi due giorni, il cane non si faceva vedere, così che i tre sono ripartiti alla volta della montagna e alla fine della giornata di mercoledì hanno sentito il suo abbaiare.
«Dopo quel segnale - ha raccontato Renato Grigato - il giorno successivo, giovedì, abbiamo setacciato il Brancòt, finché lo abbiamo individuato sopra una parete ripida dal quale non poteva scendere e neppure noi eravamo in grado di raggiungerlo. E' stato allora che ho deciso di rivolgermi al Soccorso alpino».
Intercettato il capo del Soccorso gemonese, Carlo Cargnelutti, quest'ultimo, dopo aver visionato la zona in cui si era perso il cane insieme a Grigato, in quattro e quattr'otto ha organizzato l'intervento potendo contare sui fidi colleghi Stefano Forgiarini e Giuliano Carolato. Erano le 18 di giovedì: «Li abbiamo guardati da sotto con il cannocchiale - continua Grigato - salire con i loro zaini e una pila appesa in fronte, sulla parete di roccia scoscesa. Nonostante il buio e le difficoltà del percorso sono riusciti a raggiungere Tito, imbragarlo e scendere con lui portandolo in salvo».
Si può solo immaginare la gioia dei cacciatori e del padrone dell'animale, nel riavere dopo cinque giorni il cane fra le braccia, dimagrito e deperito, ma sano e salvo e ora affidato alle cure di un buon veterinario: «Ci pare ovvio - racconta commosso Grigato - ringraziare di cuore Cargnelutti, Carolato e Forgiarini. Queste persone sono degli "angeli della montagna" che hanno dimostrato un grande coraggio oltre che una incredibile conoscenza della montagna e grande operatività: hanno salvato Tito in cambio di un semplice "grazie". E' bene ricordarsi di queste persone che spesso operano nell'ombra senza che si conoscano le loro grandi qualità».
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