Il racconto sui social: «Vivo per miracolo»

Le parole di Maurizio Ionico presidente della società Fuc (Ferrovie Udine Cividale). Era all’aeroporto di Zaventem al momento degli attacchi

UDINE. Caos, facce terrorizzate, spavento, disorganizzazione, tensione, paura. Un viavai di ambulanze e pompieri, chiuse le serrande di bar e negozi. Qualche frase stringata, parole contate, notizie fugaci che, attraverso l’immediatezza dei social, hanno il potere di raccontare, in pochi secondi, quanto sta accadendo.

Quella che doveva essere una mattinata di rientro, con un volo in partenza alle 9.40 in direzione Venezia, si è trasformata in una giornata infernale per Maurizio Ionico, amministratore unico di Fuc (Ferrovie Udine Cividale), volato a Bruxelles lunedì per partecipare a una serie di incontri istituzionali con alcuni funzionari del ministero dei Trasporti e in Commissione trasporti.

L’ha raccontata attraverso i social, postando sulla pagina del profilo personale di Facebook, twittando e inviando messaggi per rimanere in contatto con amici e parenti e aggiornare, in tempo reale, i minuti che viveva.

Maurizio Ionico è uno dei friulani che, ieri mattina, assieme ad altre migliaia di persone si è trovato all’aeroporto di Zaventem. Aveva da poco attraversato l’area delle partenze, da appena dieci minuti, quando si è ritrovato inghiottito in un vortice di eventi.

«Un botto. Non ci ho dato nemmeno tanto peso. Poi, un fiume di gente che mi ha travolto. Arrivava da tutte le parti. Era una marea umana che si stava dirigendo verso il gate e scappava ovunque – racconta al telefono –. Tutto è cominciato alle 8, dieci minuti prima ero passato dallo stesso punto in cui c’è stata l’esplosione».

Poi scoppia il caos. «Gente spaventata, persone che correvano incredule immaginando ancora di poter prendere il proprio volo. Le serrande di bar e negozi erano abbassate – prosegue –. Si leggeva la preoccupazione negli occhi degli addetti all’aeroporto».

Centinaia e centinaia di persone in attesa del proprio volo verso mete europee e internazionali che in una manciata di secondi si sono ritrovate ammutolite, in preda al panico e alla confusione, senza nemmeno poter comprendere quanto stava succedendo.

«Sono qui in attesa che venga comunicato qualcosa – ha scritto in un sms intorno alle 10.30 –. All’area cargo c’è un via vai di ambulanze e pompieri».

La gente viene portata al riparo, verso un altro gate, «poi lentamente ci hanno trasferito verso l’area cargo, dalla parte opposta rispetto al terminal passeggeri – sono le sue parole –. Lì si pensava di essere al sicuro. Poi è ricominciata l’agitazione, ci hanno spostati. La sensazione era che anche nell’area ci potesse essere ancora qualcosa di inesploso» racconta.

Si muovono, vedono che una parte dell’aeroporto non c’è più. Li raccolgono sulla tangenziale, la paura di altri pacchi bomba ormai paralizza anche gli operatori. Intorno a mezzogiorno Ionico comunica sempre tramite messaggi che verranno tutti trasferiti in un hangar poco distante: regna la disorganizzazione, non si sa se la gente passerà lì la notte o meno, è difficile partire. La polizia fa esplodere un’altra – si dice – delle tante bombe inesplose.

Pare li trasferiscano alla base militare, poi cambiano idea. Sono circa le 18.30 quando riusciamo a parlargli con calma, mentre si allontana dall’aeroporto per raggiungere l’abitazione di un amico che gli ha offerto ospitalità.

«All’inizio non capivo bene, è stata la comunicazione dall’esterno che mi ha dato il senso di quanto stava accadendo all’interno – aggiunge Ionico cercando di dare un senso a quanto ha visto –. Avevamo compreso, comunque, fosse avvenuto qualcosa di grave e la preoccupazione maggiore era per il Parlamento e le sedi delle istituzioni, anche perché tutti gli attacchi erano collegati».

Ancora provato dai tragici eventi della giornata, Ionico chiude la telefonata cercando di sdrammatizzare e di smorzare le tensioni: «Di solito mi sveglio sempre tardi. Per fortuna – osserva – stamattina mi sono alzato presto, almeno una decina di minuti prima del solito».

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