Il prefetto conferma : "Di nuovo affollata la rotta balcanica"

Zappalorto: «Il varco scelto dai passeur ora è Trieste». «In Italia si fanno registrare e non possiamo respingerli»
A migrant carrying a baby wipes sweat from his forehead while waiting for a train that would take them towards Serbia, at the railway station in the southern Macedonian town of Gevgelija, Saturday, Aug. 15, 2015. Macedonia is a major transit route for thousands of migrants from Middle East, Asia and Africa who are heading north through the Balkans on their way to the more prosperous European Union countries. (AP Photo/Boris Grdanoski)
A migrant carrying a baby wipes sweat from his forehead while waiting for a train that would take them towards Serbia, at the railway station in the southern Macedonian town of Gevgelija, Saturday, Aug. 15, 2015. Macedonia is a major transit route for thousands of migrants from Middle East, Asia and Africa who are heading north through the Balkans on their way to the more prosperous European Union countries. (AP Photo/Boris Grdanoski)

UDINE. «O riusciamo a risolvere il problema alla radice, ovvero fermando il flusso immigratorio direttamente nei Paesi di partenza, oppure possiamo stare certi e metterci il cuore in pace che non sarà possibile arrestare questo fenomeno».

Il prefetto Vittorio Zappalorto guarda con «attenzione e preoccupazione» al ritorno della rotta balcanica. Già due mesi fa, incontrando nel primo vertice ufficiale il sindaco Pietro Fontanini, aveva allertato l’opinione pubblica. «Sono ripresi gli arrivi – aveva rimarcato a margine nel colloquio tenuto con i giornalisti –. Non con il solito itinerario, ma attraverso valichi di seconda categoria che non sono attualmente presidiati».

Quelle parole oggi sono più che mai attuali visto che gli sbarchi via mare dalla Libia trovano difficoltà di approdo. Ed ecco, quindi, che a riprendere vigore è la rotta balcanica. Non quella, però, a cui eravamo abituati attraverso il Brennero, Pramollo e Coccau dove gli austriaci a più riprese hanno minacciato di chiudere i confini e i controlli da parte delle forze dell’ordine sono ripresi.

«Il varco scelto dai passeur – avvisa Zappalorto – è quello di Trieste. Il flusso si sposta dalla Croazia, alla Bosnia, arriva in Slovenia e poi giunge nel capoluogo giuliano. E proprio qui in Friuli Venezia Giulia questi ragazzi si fanno registrare. A quel punto abbiamo le mani legate perché non possiamo fare alcun respingimento».

Il prefetto conferma che in città gli arrivi sono nell’ordine di «un centinaio negli ultimi 10 giorni». «Non ho ancora i numeri di Trieste e Gorizia ma questi territori sono ancor di più sotto pressione», afferma. Zappalorto non ha perso tempo e in questi giorni ha telefonato al ministero degli Interni.

«Sono costantemente in contatto con il Viminale. Ho fatto presente che bisogna agire perché i problemi non sono solo via mare, ma anche via terra. Occorre che ci sia un immediato intervento e una ripartizione tra le regioni o in Europa anche di questi richiedenti asilo che decidono di mettersi in cammino e di non arrivare sui barconi».

Il timore, ora, è che la Cavarzerani possa tornare a riempirsi. Un’ipotesi che il prefetto non vuole prendere in considerazione nemmeno per un istante. «La ricettività è di 320 posti – spiega Zappalorto – e questo è il numero che vogliamo mantenere. C’è la possibilità di sforare leggermente la quota, fino ad arrivare a circa 400, ma non è di certo questo l’obiettivo».

Lo stesso avviso di gara riporta infatti che «l’appalto a base d’asta ammonta a circa 4 milioni e 300 mila euro», importo che «per imprevedibili esigenze legate a variazioni di prezzi o a un incremento dei flussi d’ingresso dei migranti potrà subire modifiche» fino a un massimo complessivo di quasi 7 milioni e 400 mila euro.

Un’altra grana che dovrà poi risolvere la prefettura riguarderà la questione Aura. Il Comune ha infatti imposto la chiusura del sistema al 31 dicembre. Per gli oltre 300 profughi dislocati negli appartamenti gestiti da cooperative e consorzi non ci sarà più spazio sul territorio della città. Dopo quasi cinque anni il servizio di accoglienza dei richiedenti asilo privi di sussistenza presenti a Udine è stato cancellato con un colpo di spugna. «Stiamo lavorando per trasferire queste persone – spiega Zappalorto –, ma non si può pensare di farlo dall’oggi al domani».



 

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