Il pm contrattacca e fa ricorso: no all’assoluzione di quattro politici

Rimborsi spese in Regione. Frezza impugna in Cassazione le sentenze del gup di “non luogo a procedere”. Vicenda riaperta per i consiglieri Asquini, Piccin, Picco e Razzini. Caso chiuso per De Anna e Gerolin

TRIESTE. È tutt’altro che finita la vicenda dei cosiddetti rimborsi facili dei consiglieri regionali. La Procura della Repubblica di Trieste ha infatti deciso di impugnare in Cassazione, per il momento, una parte della sentenza di assoluzione emessa dal gup Giorgio Nicoli per 18 dei 22 consiglieri regionali coinvolti nell’inchiesta.

Un tourbillon incentrato sui rimborsi percepiti dai gruppi del Consiglio regionale nella passata legislatura. L’accusa originariamente formulata era quella di peculato per l’uso improprio delle risorse per complessivi 350 mila euro, ma alla fine il gup aveva rinviato a giudizio soltanto un imputato (Ugo De Mattia, ex consigliere della Lega Nord), accogliendo due richieste di patteggiamento e, in maniera parziale, una terza.

La vicenda, che aveva ovviamente creato scalpore non solo nel mondo politico, riguarda in totale 18 consiglieri (tra questi gli ex esponenti triestini del Consiglio regionale Maurizio Bucci e Piero Camber, più Everest Bertoli in qualità di “esterno”) per i quali la vicenda si è dunque riaperta.

Una scelta, peraltro, quella della Procura, che era ampiamente nell’aria, visto che l’ipotesi dell’eventuale ricorso in Appello era circolata da subito, di fronte ad alcune “spese pazze” finite sotto la lente d’ingrandimento del pm Federico Frezza e riguardanti il periodo 2010-2012.

Adesso, secondo indiscrezioni che arrivano dal Palazzo di giustizia, lo stesso Frezza avrebbe impugnato in Cassazione quattro posizioni sulle prime sei esaminate tra quelle del “non luogo a procedere”.

Restano fuori dai giochi, teoricamente assolti, gli attuali consiglieri Elio De Anna di Forza Italia e Daniele Gerolin del Pd, anche se bisogna ancora verificare quella che sarà la posizione presa dalla Procura generale. Torna in ballo, invece, la situazione di Federico Razzini ed Enore Picco, ex della Lega Nord, oltre all’attuale esponente del Misto Mara Piccin e all’ex capogruppo del Misto Roberto Asquini.

Sempre stando ai “si dice” Picco e Asquini avrebbero una posizione più leggera. Al primo sarebbero infatti state contestate alcune spese ma non i beni acquistati, al secondo due su tre dei rimborsi per viaggi all’estero che non hanno convinto la magistratura.

Restano in ballo altri dodici, ma qui la cosa ha molto a che fare con le procedure della magistratura e le norme di legge. Se, infatti, nel caso dei primi sei, il tempo previsto per l’eventuale ricorso non deve superare i 15 giorni, nel caso degli altri 12, giudicati con rito abbreviato, il tempo sale fino a 45 giorni.

Si arriva dunque a settembre e, considerato anche il periodo di ferie del Palazzo, difficilmente l’eventuale impugnazione partirà prima di metà-fine mese.

La sensazione, condivisa anche da molti magistrati, è che con gli attuali tempi tecnici la vicenda possa trascinarsi per molti anni ancora. Basti dire che la prima parola spetta alla Cassazione, che potrebbe esprimersi in qualsiasi momento, entro la fine dell’anno come a 2017 avanzato.

Con tutte le problematiche del caso e una vicenda giudiziaria che rischia di ripartire dal gup.

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