Il parroco: Giulio è morto come un martire per salvare gli amici

Fiumicello, don Fontanot: è stato ucciso perché difendeva le sue idee. «Grazie a Dio, Jahvè o Allah perché ce l’ha dato in dono»

FIUMICELLO. «Giulio è stato ucciso per difendere le sue idee, gli ideali in cui credeva. Ha voluto difendere fino all’ultimo le persone che evidentemente gli era stato chiesto di denunciare, non ha voluto parlare e ha pagato con la vita».

Parole forti, quelle pronunciate dal parroco di Fiumicello, don Luigi Fontanot, convinto che Giulio sia stato ucciso perché ha voluto proteggere quello in cui credeva.

«Come uomo di fede – ha detto il sacerdote – devo dire grazie a Dio, Jhavè, Padre, Allah o come vogliamo chiamarlo, grazie a Dio per averci dato Giulio, testimone coerente della sua coscienza».

Don Fontanot ha paragonato lo studente fiumicellese alla figura di un martire.

«Di solito, quando pensiamo al martire - ha spiegato, ieri mattina, dopo aver celebrato la santa messa - pensiamo ad una figura da “supereroe”, invece si tratta di persone normalissime. Giulio si confrontava spesso con me quando rientrava a casa, mi raccontava le sue esperienze, discutevamo a lungo. Ricordo che ha sempre avuto una grande fiducia nel cogliere sempre il positivo, oltre ogni speranza, ricordo anche la sua fedeltà a mantenere l’impegno nei confronti delle persone con le quali si relazionava.

«Lo hanno costretto ad accettare una testimonianza di martirio. Non ci sono martiri di prima e di seconda categoria. Coloro che sono disposti a impegnare la propria vita per essere coerenti con le proprie convinzioni, quando subiscono sono martiri».

Il parroco fiumicellese ha parlato del ventottenne ucciso al Cairo anche durante la fiaccolata.

«Martedì scorso – le sue parole – avevamo acceso, per dare forza alla speranza di riabbracciare Giulio quanto prima, un faro di luce, che ci ha restituito il nostro ragazzo nel doloroso alone del suo martirio. Jan Palach, nella primavera di Praga, dandosi fuoco davanti al Parlamento, ha testimoniato il diritto alla libertà dei popoli. Papa Paolo VI, fermandosi a pregare davanti al suo monumento, ha affermato che tutti i martiri sono uguali davanti a Dio.

«Grazie Giulio, grazie per questo dono della tua vita e grazie per il gravoso e doveroso impegno che ci lasci. Cercheremo di assolverlo al meglio ma sappi che continueremo a chiedere il tuo aiuto. Caro Giulio, so che non lasci sola la tua famiglia, pur con il vuoto che il tuo sacrificio ha lasciato, e non lasciare noi soli in questo compito di testimonianza in cui ci hai coinvolti».

Don Fontanot ha fatto sapere di essere in attesa di indicazioni in merito al funerale di Giulio, che, con tutta probabilità, sarà celebrato a Fiumicello, in forma pubblica.

Quel che è certo è che il rito sarà organizzato in uno spazio aperto, in palestra oppure in piazzale dei Tigli. «Troveremo un posto idoneo – ha confermato don Fontanot -. La chiesa di San Valentino non può certo contenere tutti i partecipanti». (e.m.)

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