Il Manifesto firmato dagli intellettuali per la ricostruzione del Friuli dopo il terremoto

Nel testo i firmatari fanno appello alle autorità, agli ingegneri, agli architetti, ai geometri e ai periti per "ridare al Friuli il suo volto"

UDINE. Il timore di veder svanire, sotto il peso delle macerie, il patrimonio culturale invogliò un gruppo di intellettuali a sottoscrivere il “Manifesto per la ricostruzione”. Il documento venne pubblicato il 12 maggio 1976 da "Il corriere del Friuli".

«Una terribile catastrofe ha colpito il cuore del Friuli, cancellando un incalcolabile patrimonio umano, storico, culturale e artistico. Le popolazioni colpite, che in questi giorni di lutto hanno stupito il mondo intero per il loro coraggio, hanno dichiarato con assoluta fermezza di voler ricostruire al più presto le loro case.

Tutto il Friuli è con loro.

Ma in questo momento, quanti hanno a cuore la nostra civiltà e la nostra storia, esprimono la loro grande preoccupazione ricordando le esperienze del Vajont e del Belice, che da noi non dovranno assolutamente ripetersi.

Rivolgono pertanto un appello agli architetti, agli ingegneri, ai geometri e ai periti edili del Friuli, che finora hanno sempre dato prova delle loro capacità professionali, affinché, rifiutando tendenze e interventi estranei alla nostra civiltà, contribuiscano con le popolazioni a ridare al Friuli il suo volto, nel rispetto del particolare tessuto urbanistico e architettonico che lo caratterizzava.

Fanno inoltre appello alle autorità affinché si oppongano ad abbattimenti indiscriminati e alla dispersione di materiali che potranno risultare preziosi nell'opera di ricostruzione e di restauro dei luoghi e dei monumenti più caratteristici».

Firmato: Giuseppe Zigaina, Gino di Caporiacco, Gianfranco Ellero, Luciano Morandini, Tito Maniacco, Gaetano Perusini, Novella Cantarutti, Gianni Borghesan, Ottorino Burelli, Marcello De Stefano, Renato Fiorini, Raimondo Strassoldo, Giovanni Frau, Mario Argante e Giuseppe Bergamini.

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