Il lutto, morta Fey von Hassell Fu testimone della storia del ’900

Morta a 91 anni la figlia del diplomatico Ulrich, che partecipò al fallito attentato a Hitler. Sposata a Detalmo Pirzio-Biroli, fu arrestata dai nazisti in Friuli e deportata in Germania
Con la scomparsa della baronessa Fey von Hassell, 91 anni, avvenuta ieri all’ospedale di San Daniele, si chiude una pagina di storia europea. Oltre che friulana, naturalmente, perché la nobildonna, figlia dell’ex ambasciatore di Hitler a Roma che nel 1944 si oppose al dittatore nazista pagando il suo gesto con la vita, aveva sposato lo studioso Detalmo Pirzio-Biroli, pronipote del grande esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà.


Detalmo, etnologo e studioso dell’Africa, è mancato, novantenne, quattro anni fa e da allora Fey era rimasta l’unica custode, nel castello tra le colline di Moruzzo, assieme al figlio architetto Roberto, delle memorie di famiglia, un incrocio di grandi personaggi, di eventi e tragedie del Novecento.


Con al centro gli orrori del nazismo nei quali lei stessa, oltre al padre, fu coinvolta. L’arresto da parte della Gestapo, l’internamento nei Lager, il distacco dai figlioletti, Corrado e Roberto, di 4 e 2 anni, che le furono strappati dagli aguzzini e che ritroverà, in un orfanotrofio, un anno dopo la fine della guerra. Una Storia incredibile, come s’intitolava la prima edizione (Morcelliana) del libro da lei scritto nel 1987, poi ampliato e riedito dall’Altana, una testimonianza che che è stata tradotta in molti paesi.


E ha dato vita, nel maggio 2006, anche a una emozionante fiction in tv, I figli strappati, che molti ricorderanno. Fey von Hassell era giunta in Friuli nel 1940, sposata all’ufficiale di cavalleria DetalmoPirzio- Biroli,cheaveva conosciuto a Roma (e che dopo l’8 settembre ’43 aderirà alla Resistenza). Il padre Ulrich, ambasciatore di Berlino dal 1932 al ’37, era stato poi rimosso dall’incarico per la sua crescente opposizione al regime hitleriano che stava portando la Germania alla guerra e alla rovina.


Anche sua madre Ilse apparteneva a una illustre famiglia, era figlia dell’ammiraglio von Tirpiz, l’artefice della potente Marina di Guglielmo II. Assieme a Claus von Stauffenberg, che fallì l’attentato di Rastenburg, e a pochi altri coraggiosi, Ulrich von Hassell fu un protagonista della sfortunata resistenza al nazismo, come testimonia il suo Diario segreto 1938-1944, pubblicato postumo nel 1948, dopo il processo di Norimberga, e presentato anche a Udine, presente Fey. Che fu considerata «la figlia di un traditore».


Per questo fu arrestata dalla polizia nazista nella villa di Brazzacco e deportata a Dachau e Mauthausen, dove condivise la sorte di altri detenuti eccellenti come Mafalda di Savoia, l’ex premier francese Léon Blume l’industriale von Tyssen. Con l’angoscia nel cuore per la sorte dei due figlioletti, la nobildonna riuscì a superare durissime prove e dopo la guerra – con l’aiuto della madre e della sorella Almuth – si mise alla ricerca dei suoi bambini. Dopo varie vicissitudini («ma ero certa che fossero vivi, perché il regime voleva “rieducarli” e farne dei buoni nazisti!») furono rintracciati, proprio dalla nonna e dalla zia, in un orfanotrofio vicino a Innsbruck. «Corrado – raccontava la signora Fey – riconobbe subito mia sorella, che mia ssomigliava molto, e, prendendola per mano, le disse: Portami a casa. Il più piccolo, invece, stava zitto e mia madre non era sicurissima che fosse lui. Finché Robertino ebbe come il lampo di un ricordo e disse un nome: Mirko... Così si chiamava il cavallo bianco che egli amava di più nella nostra tenuta a Brazzà».


I figli strappati e ritrovati non dimenticheranno mai quelle dolorose esperienze, vissute in anni verdissimi, ma ripercorse tante volte nei racconti della mamma. Oggi Corrado gira il mondo come diplomatico e Roberto è un apprezzato «architetto del paesaggio» molto conosciuto anche all’estero, soprattutto in Germania, dove partecipa anche alle cerimonie in ricordo del nonno Ulrich. Ultimamente la famiglia von Hassell-Pirzio-Biroli ha avuto una corrispondenza epistolare con la cancelliera Angela Merkel che, trovandosi per un incontro politico a Trieste, aveva annunciato una visita al castello di Brazzà. Che poi, per sopraggiunte complicazioni, non fu possibile (come, invece, si realizzò quella del presidente Napolitano nel marzo 2008).


Il 3 aprile di quattro anni fa la signora Fey e i figli avevano accompagnato all’ultima dimora, nel cimitero di Santa Margherita del Gruagno, il marito e padre Detalmo, che pochi mesi prima aveva presentato, per i suoi 90 anni, un originale libro di memorie, Finestre e finestrelle suBrazzà e altrove. Un altrove ricchissimo, che spaziava dal Friuli all’America (dove sua nonna Cora Slocomb si batté contro la pena di morte) e all’amata Africa di Pietro Savorgnan di Brazzà. Il grande esploratore umanitario, fondatore della capitale dell’ex Congo francese (dove c’è ancora un gigantesco baobab da lui piantato 120 anni fa), era fratello di suo nonno Detalmo, che aveva, appunto, sposato l’americana Cora, ancora ricordata a Brazzacco come fondatrice d’una rinomata scuola di merletti.


Detalmo junior è mortosenza poter vedere realizzato un progetto al quale aveva dedicato anni di impegno: la traslazione a Brazzaville delle spoglie di Pietro Savorgnan di Brazzà, nel centenario della scomparsa, avvenuta il 14 settembre 1905 a Dackar, dall’Algeria dove era stato sepolto in un piccolo cimitero sul mare. Aveva seguito la costruzione del grande mausoleo, mantenuto i contatti con le delegazioni congolesi, ma i ritardi nell’attuazione gli avevano impedito di essere presente alle cerimonie, avvenute finalmente oltre la data del centenario, nell’ottobre 2006. Nel mausoleo di Pietro ora lo ricorda una lapide, uguale a quella del cimitero di Santa Margherita del Gruagno, dove mercoledì lo raggiungerà l’amata Fey.

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