Il governo Renzi annulla le nozze gay. L'Arcigay: «Intervenga Serracchiani»
UDINE. Con un atto proprio, sulla base di una circolare del ministro dell’Interno Angelino Alfano, il prefetto di Udine, al pari di altri di diverse province italiane, aveva annullato la trascrizione del matrimonio tra Adele e Ingrid nel registro dell’anagrafe del Comune di Udine.
Un atto “bocciato”, insieme alla circolare che lo aveva ispirato, dalla Procura del capoluogo. Ieri il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, rispondendo ad una interrogazione, ha nuovamente ribaltato le carte dichiarando che «i provvedimenti prefettizi di annullamento d’ufficio dei matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso, sono legittimi».
Secondo Ferri «i sindaci sono tenuti a uniformarsi alle istruzioni impartite dal ministero dell’Interno e la vigilanza sugli uffici dello stato civile spetta al prefetto. Pertanto risulta del tutto appropriato l’esercizio da parte del prefetto del potere di annullamento proprio perchè esiste un rapporto gerarchico che lega ministero e sindaci».
«Sempre per questa ragione - ha aggiunto Ferri - sarebbe contrastante con la natura statale della funzione di stato civile e con la sua titolarità in capo al ministero dell’Interno prescrivere che il prefetto debba rivolgersi all’autorità giudiziaria per rimuovere gli effetti di atti posti in essere in violazione di una precisa direttiva da parte di chi, come il sindaco, si trova in posizione subordinata. Pertanto - ha concluso il sottosegretario - non sussistono i presupposti nè per il ritiro della circolare ministeriale nè tantomeno per la cessazione dell’esercizio dei poteri di annullamento dei prefetti».
Una presa di posizione a cui plaude il parlamentare friulano, nonchè capogruppo di Per l’Italia - Centro Democratico, Gian Luigi Gigli.
«Legge e Costituzione sono chiare a proposito della trascrizione delle nozze gay celebrate all’estero. Ringrazio in ogni caso il governo che ha sottolineato in aula la piena legittimità dei provvedimenti prefettizi di annullamento. Ci auguriamo - conclude Gigli - che la smania di protagonismo elettorale a buon mercato di alcuni sindaci chiamati espressamente a uniformarsi alle istruzioni impartite dal ministero dell’Interno, lasci finalmente spazio al buon senso».
Ma la posizione di Ferri non tacita nè il dibattito nè le polemiche. Le dichiarazioni del sottosegretario vengono classificate da Giacomo Deperu, presidente di Arcigay Fvg, Giacomo Deperu, di «una gravità inaudita».
E se «grave è il fatto di avallare un comportamento illegittimo dei prefetti, è ancor più grave il tacere del governo Renzi su uno scontro istituzionale di questo livello. Il ministro Alfano - prosegue Deperu - ha utilizzato i prefetti per una battaglia personale e ideologica. Mentre la procura di Udine ha bocciato in maniera chiara e incontrovertibile il comportamento dei prefetti, Alfano ha continuato a far agire in quel modo il prefetto di Bologna, di Roma e di altre città, in spregio di quanto chiarito dalla Procura udinese e smentendola oggi in Parlamento. Se questo tipo di atteggiamento fosse stato applicato a qualsiasi altra minoranza discriminata, avremmo registrato chissà quante prese di posizione. Invece quando si parla di gay pare si possa fare e dire di tutto».
Definisce «assordante» il silenzio del premier Renzi, il presidente di Arcigay, e non dimentica di ricordare che «la Regione Friuli Venezia Giulia non è presieduta da una persona qualunque, ma dalla vicesegretaria nazionale del Pd, il partito di maggioranza della coalizione di governo, che aveva preso l’impegno di adoperarsi affinchè Alfano ritiri la famosa circolare. Contestualmente ci troviamo davanti un governo che avalla il comportamento illegittimo di Alfano. Nel mezzo - sottolinea Deperu - ci siamo noi, con i nostri diritti e la nostra dignità calpestati».
Fino ad ora «il movimento gay italiano ha dimostrato un grande senso di responsabilità, ma non è corretto approfittarne». In attesa del pronunciamento dei vari Tribunali amministrativi regionali (da quello del Lazio a quello di Trieste) ai quali le coppie gay si sono rivolte per vedere riconosciuti i propri diritti «sono curioso di sentire che cosa dirà Debora Serracchiani su tutto questo, e mi chiedo - conclude Deperu -, di fronte alla richiesta del vicesegretario del Pd di ritirare la circolare e l’evidente menefreghismo del governo, se per caso non ci troviamo di fronte ad una “guerra” tra Alfano e la presidente del Fvg».
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