Il giudice: «Rubano qui perché poi patteggiano ed escono»

Così il Gip udinese nelle motivazioni della custodia in carcere dei 5 fermati della banda del cronometro. Carabinieri e polizia: stavano progettando altre razzie, anche a Lignano

UDINE. «Perchè alcuni stranieri si fanno migliaia di chilometri per compiere ruberie e altri reati nel nostro Paese»? si domanda il Gip di Udine Francesco Florit nell’ordinanza con cui dispone la custodia in carcere per i 5 moldavi che, secondo carabinieri e polizia, sono responsabili di 4 maxi-furti con spaccata avvenuti in questi giorni a Udine, Monfalcone e Mogliano Veneto.

Scorrendo il provvedimento, si trova la risposta: perché sono convinti che qui da noi «se mai ti beccano, fai un patteggiamento e ti rimettono in libertà»; sanno che in Italia «la giustizia non è efficiente (...) e il sistema è tale che, dopo poco, si è rimessi in libertà e si può ricominciare come prima. Rispetto a tali condotte, di cui ormai si legge nella cronaca locale con frequenza allarmante, è necessario adottare la giusta severità, trattandosi di comportamenti gravi e irrispettosi dei diritti altrui»

Chi sono i fermati

Mihail Portnoi, 21 anni, Chiril Portnoi, 23, Serghei Mocanu, 24, Dorel Scoarta, 22 e Alexandru Ostrov, 23, sono i giovani di etnia romena bloccati mercoledì scorso mentre dormivano in spiaggia a Lignano dopo nottate passata a spaccare vetrine e a razziare negozi. Ora la “banda del cronometro” (così chiamata perché è in grado di ripulire un punto vendita in pochi minuti e di mettere a segno ingenti colpi con cadenza quasi giornaliera), si trova in carcere a Udine per furto aggravato. L’indagine è stata condotta dal Nucleo investigativo carabinieri e della Squadra mobile di Udine, che hanno lavorato insieme ai colleghi della questura di Gorizia, della Compagnia di Latisana e agli agenti della polizia stradale di Palmanova.

Il “tour delle spaccate” sarebbe durato un mese

I 4 colpi tra Friuli e Veneto

Il quintetto, come hanno spiegato ieri in conferenza stampa il maggiore Roberto Scalabrin e il vicequestore aggiunto Massimiliano Ortolan, è sospettato del furto con spaccata messo a segno la sera del 12 settembre, in pieno Friuli doc, alla profumeria Elysée di via Nazionale, a Tavagnacco. Bottino 30mila euro. Il 15 settembre stesso tipo di azione al Vodafone Store, in via Puintat, vicino al centro commerciale Terminal Nord. Con un Suv in retromarcia contro la vetrina e poi dentro con borse e scatoloni per prendere tutto il possibile. Risultato: anche qui danni per circa trentamila euro.

Il giorno successivo, il 16 settembre, l’assalto al centro commerciale Emisfero di Monfalcone e, in particolare, all’Unieuro da cui spariscono tc, tablet e altri prodotti tecnologici per 50-75mila euro. L’ultimo colpo il 17 settembre a Mogliano Veneto. L’ennesima vetrina sfondata è quella della profumeria Sephora di piazza Duchi D’Aosta da cui spariscono prodotti per 30mila euro.

Una spedizione per fare i furti

Il gruppetto è arrivato a Lignano il 9 settembre, giorno in cui ha affittato tramite agenzia, per circa un mesetto, un appartamento in zona Riviera, in calle Schiller. Secondo la ricostruzione degli inquirenti - che hanno lavorato sotto il coordinamento del pm Maria Caterina Pace - i cinque stavano progettando altre azioni criminose e, a tale scopo, avevano giù effettuato diversi sopralluoghi sia nella cittadina balneare, sia nella zona di Portogruaro. L’intervento delle forze dell’ordine ha dunque evitato ulteriori devastazioni.

Auto recuperate

Sono state recuperate le Bmw (X1, X5 e 530) che erano state rubate dalla banda e poi utilizzate sia per infrangere le vetrine, sia per scappare.

«Nessuno scrupolo»

«Le condotte perpetrate - osservato ancora il Gip -, la facilità nel commettere reati assai clamorosi e furti di vetture dotate di immobilizzatore dimostrano una professionalità criminale ed una mancanza di scrupoli estremamente grave».

Il lavoro degli investigatori

«L’indagine - ha sottolineato il giudice Florit nella sua ordinanza - è stata condotta con straordinaria efficienza e coordinazione dalle forze dell’ordine, tanto dalla polizia, quanto dai carabinieri». «La mole documentale raccolta - ha aggiunto - è impressionante e incontrovertibile. I dati raccolti e l’attività svolta e documentata è così dettagliata che una disamina puntuale di ciascun episodio appare del tutto superflua».

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