Il ghiacciaio del Canin ha rischiato grosso: ora non si scioglie più

L’esperto: un fenomeno in controtendenza sull’arco alpino. Domani a Venzone vertice dell’Unione meteorologica Fvg

VENZONE. Come stanno i nostri ghiacciai? Di fronte al surriscaldamento globale che da decenni li sta sciogliendo, in quello del Canin da un paio di anni tale processo sembra essersi fermato. E’ una delle tante informazioni sui ghiacciai che emergeranno domani, sabato, nel corso del convegno “Sotto zero”, in programma dalle 9 nella sala comunale. Si tratta della XIII conferenza annuale della Unione meteorologica del Friuli Venezia Giulia (Umfvg) che organizza l’evento col supporto del Parco naturale Prealpi Giulie.

Nel corso della giornata, esperti e studiosi provenienti da diversi luoghi d’Italia e anche dall’estero si confronteranno sul tema, e si parlerà anche dei vicini Triglav in Slovenia ed Eiskar in Austria, adagiato in sospensione sulle Alpi Carniche a ridosso del confine.

«In controtendenza con la maggior parte degli alti ghiacciai attualmente presenti sull’arco alpino - ci anticipa qualcosa al riguardo Renato Colucci, presidente dell’Umfvg - quello dal Canin, a partire da alcuni anni, ha smesso di sciogliersi e, seppure in modo risibile, in alcuni punti evidenzia alcune ricostituzioni. Tale fenomeno è probabilmente dovuto alla rigidità e alla nevosità che hanno caratterizzato gli inverni negli ultimi anni in Friuli».

Lo scioglimento dei ghiacciai è un fenomeno iniziato a metà dell’800 e a partire dagli anni 80 del secolo scorso ha conosciuto un aumento vertiginoso, che ha ovviamente coinvolto anche le masse di ghiaccio presenti fra le montagne friulane.

Sul Canin, a metà del primo decennio del nuovo millennio, tale movimento si è dunque arrestato: «Non è un indice generale - spiega ancora Colucci - in un trend, come quello del surriscaldamento, che continua, anche se a partire dai primi anni 2000 è diminuito rispetto ai livelli elevati degli anni precedenti». Durante il convegno di domani si parlerà anche dell’evoluzione dei ghiacci nel corso dei secoli in tutta la regione così da riandare a capire come 22 mila anni fa l’apice della glaciazione portò dalle valli del Tagliamento e del Fella un enorme nastro trasportatore di ghiacci e detriti che modellarono la pianura friulana.

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