Il Friuli ricorda quei giorni e tende la mano ad Amatrice

UDINE. Ricordare per creare la memoria collettiva del terremoto che nel 1976 distrusse il Friuli. Ma anche per sensibilizzare politici, tecnici e cittadini a rendere antisismiche le abitazioni. Limitare i danni si può basta investire sugli interventi antisismici.
Ricordare le scosse che dall’11 al 15 settembre diedero la mazzata finale al Friuli già distrutto dal sisma del 6 maggio 1976, è doveroso per convincere i governanti che gli investimenti antisismici non sono mai inopportuni.
A 40 anni di distanza, il Friuli ripercorre i giorni in cui visse un’altra Caporetto con la gente che saliva sui pullman a testa basta con una sola certezza: «Ritorneremo».
Ripercorre i mesi in cui la gente visse nelle tendopoli e nelle roulotte per trasferirsi poi nei prefabbricati dove sarebbe rimasta più di qualche anno in attesa di una casa vera, è indispensabile per completare la commemorazione di un evento ancora troppo sentito da chi continua a piangere i mille morti.
Il programma messo a punto dalla Regione prevedeva l’esercitazione internazionale della Protezione civile a Portis di Venzone annullata dopo il terremoto che, inevitabilmente, ha portato tutti i volontari in centro Italia.
I protagonisti
Le due figure chiave dell’applicazione del modello Friuli che continua a far scuola in Italia e all’estero, furono l’allora presidente della Regione, Antonio Comelli, e il direttore generale della Segreteria generale straordinaria per la ricostruzione, Emanuele Chiavola, l’ingegnere che “inventò” il prezziario regionale per evitare la lievitazione dei prezzi della ricostruzione.
Ma questo è solo un esempio di un insieme di norme pensato per andare incontro alla gente. A ricordare il profilo politico di Comelli e quello tecnico di Chiavola che sapevano dialogare per il bene comune, saranno le Associazioni dei sindaci del terremoto e della ricostruzione del Friuli e degli ex consiglieri regionali nel corso di due distinte cerimonie previste, alle 17, del 15 settembre, nei cimiteri di Moruzzo e di Nimis, davanti alle rispettive tombe.
A Gemona
Sabato lungo le strade dove 40 anni fa c’erano solo macerie si svolgerà l’Urban trail 76, la camminata organizzata dall’associazione sportiva Always per ricordare il coraggio e la determinazione del popolo friulano.
Una determinazione raccontata, all’epoca, dal Messaggero Veneto che il 15 settembre riceverà dal Comune di Gemona la cittadinanza onoraria. Dal 17 al 18 settembre, invece, nella città simbolo del terremoto torneranno gli alpini dell’Ana che 40 anni fa aprirono 11 cantiere di lavoro. E la cittadinanza onoraria sarà conferita anche alla Brigata alpina Julia.
Montenars e Magnano
A Montenars la commemorazione del terremoto e il ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla ricostruzione del centro e delle sue frazioni, è prevista per il 17 settembre, mentre a Magnano l’Associazione culturale Bmb venerdì, alle 18, nel castello di Prampero, inaugurerà la mostra “Aspettando l’alba del 7 maggio. Artisti a confronto 1976-2016”.
Lignano
Anche Lignano ricorda il terremoto del Friuli. L’evento clou è previsto per il 25 settembre con la celebrazione, alle 10, della Santa Messa in duomo, alla quale seguirà, a Terrazza a mare, la presentazione del volume a cura della Società filologica friulana, “Lignano c’era 1976,32016”.
Un libro che ripercorre le problematiche affrontare per ospitare migliaia di persone negli alberghi requisiti dal commissario straordinario, Giuseppe Zamberletti. Strutture che come da programma furono riconsegnate il 31 marzo 1977 quando gli sfollati fecero il loro ingresso nei prefabbricati costruiti in condizioni difficilissime, durante l’inverno, in Friuli.
Significativo il titolo dello spettacolo teatrale a cura del Teatro zero meno di San Giorgio di Nogaro “Sentivamo rotolare le montagne. Friuli 1976-2016”, che andrà in scena il 24 settembre, alle 21, a Cinecity.
Oseacco di Resia
Anche Resia uscì a pezzi dal terremoto del 1976. I ricordi di quei giorni sono stati oggetto della mostra fotografica organizzata dal Comitato pro Oseacco nella chiesa dei santi Vito, Modesto e Crescenzia che chiuderà i battenti il 15 settembre.
In quell’occasione non mancherà la commemorazione del secondo terremoto con la celebrazione, alle 19, di una Santa Messa e la fiaccolata che, un’ora più tardi, attraverserà le vie del paese.
Dì speranza
È il titolo dello spettacolo teatrale realizzato dal Css teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia per conto della Diocesi, che ha debuttato sabato scorso in duomo a Udine.
Il racconto dell’anno trascorso dai terremotati in tenda senza perdere la speranza, tant’è che trovarono la forza anche per raccogliere le firme per l’istituzione dell’università friulana, sarà riproposto, alle 21, il 10 e il 24 settembre, rispettivamente, a Tolmezzo e a Gemona.
Queste sono solo alcune delle celebrazioni in programma da qui a fine settembre nei 137 comuni distrutti dal terremoto. Comuni che, proprio in queste ore (stasera, alle 18. l’Associazioni sindaci del terremoto ha convocato i primi cittadini di ieri e di oggi a Venzone), si stanno organizzando per tendere la mano alle popolazioni del centro Italia con raccolte fondi e azioni concrete perché il Friuli non ha dimenticato la solidarietà e gli aiuti ricevuta 40 anni da tutto il mondo.
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