Il Friuli piange monsignor Battisti

Fu arcivescovo dal 1972 al 2000 difendendo sempre il Friuli e la sua lingua.
Ebbe un ruolo decisivo nel dopo-terremoto
ANTEPRIMA messa con l'arcivesc. Battisti alla casa dell'immacolata
ANTEPRIMA messa con l'arcivesc. Battisti alla casa dell'immacolata

UDINE. La Chiesa friulana è in lutto, piange l’arcivescovo emerito monsignor Alfredo Battisti. Il “vescovo del terremoto e della ricostruzione” è morto, ieri, alle 15, nel reparto di terapia intensiva dell’Azienda ospedaliero-universitaria Santa Maria della Misericordia dopo essere stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.

Monsignor Battisti, 86 anni, non si sentiva molto bene dal 28 dicembre, ma quel malessere che sembrava passeggero si è aggravato il giorno di San Silvestro, quando il religioso è stato ricoverato nel nosocomio cittadino. Le sue condizioni sono apparse subito critiche ai sanitari che hanno inutilmente tentato un disperato intervento chirurgico.

La scomparsa di monsignor Battisti lascia un grande vuoto nelle comunità religiosa e civile friulana che ricordano l’arcivescovo emerito come un grande maestro, una guida spirituale che ha dato il meglio di sé tra le macerie del terremoto che nel 1976 distrusse il Friuli.

Impossibile dimenticare la sua frase «prima le case e poi le chiese». Con quelle parole l’arcivescovo seppe dare un segnale di speranza a un popolo in ginocchio che contava mille morti. Con quelle parole, Battisti creò un modello di ricostruzione tuttora preso a esempio a livello nazionale ed impedì al popolo friulano di tagliare le radici con la propria terra.

Nato a Masi in provincia di Padova il 17 gennaio 1925, monsignor Battisti si apprestava a festeggiare i 40 anni di missione episcopale a Udine. Ordinato sacerdote nel 1947 e laureato in Diritto canonico a Roma nel 1951 (il suo relatore di tesi fu monsignor Pio Paschini), il presule, dopo aver ricoperto il ruolo di cancelliere e di vicario generale nella Curia di Padova, venne eletto arcivescovo di Udine il 13 dicembre 1972, prima dell’ordinazione episcopale che ricevette, nella cattedrale, il 25 febbraio 1973.

Il Friuli era diventata la sua terra tant’è che nel gennaio 2001 (si era dimesso l’anno precedente per raggiunti limiti di età) quando passò il testimone al suo sostituto, monsignor Pietro Brollo, Battisti decise di continuare a spendere le sue energie pastorali nella Chiesa udinese, risiedendo nel santurario della Madonna missionaria di Tricesimo.

Negli ultimi dieci anni, infatti, il presule era diventato un punto di riferimento per i religiosi che lo seguivano numerosi nei ritiri spirituali. Il suo amore per il Friuli e i friulani, Battisti lo dimostrò in vari modi: stringendo le mani degli uomini e delle donne che incontrava nelle parrocchie, guardando con attenzione ai giovani e ai lavoratori da qui la nomina, dal 1979 al 1982, a presidente della commissione della Conferenza episcopale italiana per i problemi sociali e del mondo del lavoro.

Ma Battisti svolse anche un ruolo determinante per l’istituzione dell’università di Udine appoggiando la lotta di Tarcisio Petracco e per la tutela della lingua friulana. Prima rafforzandone la diffusione attraverso il settimanale diocesano “La vita cattolica”, poi con lettere pastorali ed, infine, promuovendo raccolte di firme indirizzate al presidente della Repubblica e al Parlamento per sollecitare la legge di Tutela delle lingue minori. Allo stesso modo, monsignor Battisti si spese, assieme alle diocesi di Gorizia e Concordia-Pordenone, affinché il friulano diventasse lingua liturgica.

Un impegno costante, il suo, a difesa di un popolo e delle sue tradizioni, riconosciuto dai comuni di Udine e di Gemona del Friuli che, rispettivamente, nel 2001 e nel 2006, gli concessero la cittadinanza onoraria.

Da protagonista della vita e della storia del Friuli, Battisti non fece mancare il suo appoggio anche per il raddoppio della ferrovia, l’apertura dell’autostrada e la riduzione delle servitù militari. E nel 2005 ricevette il premio Epifania.

Oggi l’intero Friuli ricorda l’arcivescovo emerito. In tanti renderanno omaggio alla salma del religioso che, molto probabilmente domani, sarà composta nella cattedrale dove i fedeli si riuniranno in una veglia di preghiera.

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