Il Friuli ai terremotati: «Vi aiutiamo a rinascere» - Video e Foto

Anche Gemona dona l’esperienza del ’76 ai comuni del Centro Italia
Gemona del Friuli 06 gennaio 2017 conferenza stampa Copyright Petrussi Foto Press Turco Massimo
Gemona del Friuli 06 gennaio 2017 conferenza stampa Copyright Petrussi Foto Press Turco Massimo

GEMONA. Nel duomo di Gemona gremito di fedeli, tra l’odore d’incenso e le voci dei coristi che riecheggiavano oltre la navata, il Friuli si è stretto attorno ai comuni terremotati dell’Italia centrale.

L’abbraccio affettuoso, accompagnato da progetti concreti per la rinascita di Norcia, Amatrice e dei molti paesi distrutti, è stato ricambiato dai presidenti dei consigli regionali dell’Umbria e dell’Abruzzo, Donatella Porzi e Giuseppe Di Pangrazio: «La vostra esperienza - hanno detto prima di prendere parte alla cerimonia - ci mette nelle condizioni dire alle nostre comunità “ce la possiamo fare”».

Cerimonia del Tallero, Porzi: "L'Umbria sente la solidarietà del Friuli"

Non potevamo usare parole migliori perché i friulani, archiviate le commemorazioni del quarantennale del terremoto del 1976, vogliono trasformare il modello Friuli in un messaggio di speranza. «Un modello di esperienze, opportunità e condivisioni», ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Franco Iacop, chiudendo l’era dell’ostentazione di un risultato.

Cogliendo spunto dalla tradizione medievale, il tallero, la moneta d’argento coniata durante il regno di Maria Teresa d’Austria, ieri, è stato simbolicamente offerto in dono alle comunità terremotate. Con questo gesto «Gemona restituisce la grande solidarietà ricevuta 40 anni fa dal Friuli». A palazzo Botton, un’ora prima dell’inizio della Messa, il primo cittadino, Paolo Urbani, ha voltato pagina, descrivendo Gemona come la città dello sport e della solidarietà.

E il modo migliore per iniziare la nuova era non può che essere tendere la mano a chi oggi vive nelle roulotte o negli alberghi lontano dai luoghi di sempre, in un pezzo d’Italia che, dal 1979, ha già tremato tre volte. «Molte persone - ha rivelato Porzi - ci chiedono se è il caso di tornare e rimanere in quelle zone». Altrettante hanno voluto restare in alloggi di fortuna vicino alle loro abitazioni, alle attività e agli allevamenti perché, nonostante tutto, la voglia di ricominciare è forte.

«La vostra esperienza - sono sempre le parole della presidente del consiglio regionale dell’Umbria - per noi è un modello importante che ci riempie il cuore». Porzi e Di Pangrazio, gli stessi che giovedì sera hanno visitato Venzone, sono pronti ad aggiornare e ad applicare con le nuove tecnologie, nel rispetto delle esigenze dell’essere umano, il modello Friuli nell’Italia centrale.

Grandi assenti, ieri, i sindaci di Amatrice e Norcia, Sergio Pirozzi e Nicola Alemanno, costretti dalla bufera di neve a gestire una nuova emergenza. Anche il sindaco di Fossa, Fabrizio Boccabella, ha ringraziato per la solidarietà ricevuta, nel 2009, da Gemona. Una solidarietà che tra qualche mese si trasformerà in un gemellaggio.

E se questa, come ha sottolineato Urbani, «è l’Italia che ci piace», il Friuli diventa un motore di solidarietà per dare - usiamo le parole del vice presidente della Provincia, Franco Mattiussi - «speranza e prospettiva alle comunità duramente colpite dal terremoto».

Con questi presupposti il corteo composto da numerosissimi sindaci, onorevoli e rappresentanti delle forze dell’ordine, accompagnato dai figuranti in costume medievale, ha percorso via Bini sferzata dal vento e fatto il suo ingresso nella cattedrale vstita a festa. Toccante il colpo d’occhio. Come pure la voce solista che ha arricchito di interiorità la cerimonia. E nella navata, dove il crocifisso del terremoto estratto dalle macerie continua a rappresentare la distruzione e la rinascita, le parole di don Valentino Costante, hanno riportato l’attenzione sulle macerie di 40 anni fa, quando da tutta Italia arrivarono tanti Re Magi a portarci amicizia, aiuti, consolazione e solidarietà.

«Ci hanno ridato la speranza, e mano a mano che i paesi riprendevano i loro volti anche noi abbiamo imparato dai Re Magi ad offrire i nostri doni a realtà terremotate comune Fossa, Foligno, Quistello, Amatrice e Norcia», ha ricordato il sacerdote citando i luoghi dove Gemona ha già teso la sua mano. Rinnovato l’impegno alla collaborazione e all’aiuto reciproco tra comunità civile ed ecclesiastica, don Costante, con il pensiero rivolto a chi all’esterno protestava contro la chiusura dell’ospedale, ha constato che «in questi ultimi 40 anni, non tutto è stato realizzato in armonia. Visti gli striscioni - ha aggiunto -, non tutto è stato appianato, abbiamo ancora spazio per donare e vincere la paura».

Chiaro il messaggio lanciato dal parroco: senza fare alcun riferimento, don Costante ha invitato la comunità, compresi i politici, al dialogo senza trascurare la dignità della persona e il bene comune. Sull’onda di queste parole, il sindaco accompagnato da un paggetto che reggeva il cuscino con il tallero d’argento, è salito sull’altera e ha offerto la moneta alla Chiesa di Gemona. E anche se il rito si rinnova di anno in anno, ieri quel gesto ha assunto un significato particolare che è quello della solidarietà verso chi soffre. Gemona, insomma, si candida a diventare la capitale della solidarietà.

Un ruolo condiviso da tutti. Lo conferma l’alta partecipazione alla cerimonia registrata in una giornata gelida come poche. Le condizioni climatiche sono all’origine dei malori avvertiti da due anziane soccorse dal personale del 118, una all’interno della cattedrale, l’altra della mostra sul terremoto.

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