Il friulano che vende la birra ai tedeschi

La scommessa vincente di Zorzettig: prodotto ottenuto a “km 0” che piace all’estero

SAN PIETRO AL NATISONE. Crede fermamente nel Paese dove lavora, nella Regione dove vive a produce e dove ha voluto lanciare questa sfida imprenditoriale: un birrificio artigianale, in una terra che tutti ci riconoscono per i vini pregiati, che “sforna” una birra di nicchia, accanto alla quale adesso ne lancerà una più “facile”, per giovani da bar e wine bar.

Un po’ in controtendenza si sente, Marco Zorzettig, perché in un clima di grave crisi economica quale quella che stiamo attraversando, di sfiducia nelle istituzioni, di incertezza politica, di troppi lacci e lacciuoli imposti dalla burocrazia, lui ha deciso di cercare nuove strade, di tentare e giocarsi una scommessa sicuramente non facile.

E a proposito di difficoltà imprenditoriali è di ieri mattina uno sfogo del governatore del Veneto, Luca Zaia (ma ormai è un coro comune a tutta l’imprenditoria e al mondo dell’artigianto), che ha ammonito sul fatto che gli imprenditori del Nordest sono tentati dall’avventura austriaca dove flessibilità, tasse e burocrazia sono agli antipodi rispetto all’Italia e dove tutto è più facile. Dove l’imprenditoria - ha aggiunto – viene favorita e non penalizzata.

Marco Zorzettig non si è arreso. E ha ritenuto, invece, che si debba investire, rischiare. Provarci, insomma. E i risultati gli danno ragione, se è vero, com’è vero, che la sua “Gjulia” Piace non soltanto in Italia, ma vola ormai verso gli States, la Cina, la Russia, l’Inghilterra e l’Austria e perfino la Germania. In quest’ultimo Paese sono soprattutto i ristoratori di origine italiana che acquistano al sua birra. Birra rigorosamente artigianale e dunque né filtrata, né pastorizzata.

Si tratta della prima birra agricola prodotta in Friuli Venezia Gjulia. Con questo termine vengono definiti i prodotti che vengono realizzati almeno per il 51% con ingredienti a “chilometro zero”, ovvero coltivati in casa. Avviene così anche per “Gjulia”, il cui orzo, che serve per realizzare il malto, viene coltivato in un appezzamento situato a pochi chilometri all’abbazia di Rosazzo, mentre lo stabilimento – di circa 2.500 mq totali - si trova a poca distanza, a San Pietro al Natisone. Proprio lì, le attente analisi realizzate in fase di pre-produzione hanno individuato l’acqua più giusta per la birra friulana. Quella di Marco Zorzettig, che ne cura personalmente lo sviluppo, si potrebbe definire una birra iper-agricola: più del 90% degli ingredienti, infatti, è made in Friuli Venezia Giulia.

I fratelli Marco e Massimo Zorzettig, assieme al birraio Mirco Masetti, hanno individuato quattro tipologie di birra, ciascuna con il nome di un punto cardinale: Nord bionda (Aquilonis), Est bianca, di frumento (Orientem), Sud nera (Meridiem), Ovest ambrata (Occidems). Fiore all’occhiello è infine la bionda speciale, la Grecale, in produzione limitata da circa 5 mila bottiglie, che ha un’anima ancora più friulana. La sua miscela include infatti un 5% di mosto di Picolit, il vino passito tipico dei Colli orientali del Friuli e conosciuto in tutto il mondo. E adesso c’è anche un altro progetto in vista, anzi un’altra birra: si chiamerà “Nostrana” e sarà realizzata grazie a orzo e luppolo biologici.

«Sì, le idee non mancano – insiste Marco Zorzettig –, ma è chiaro che la nostra produzione deve fare i conti con la capacità di produzione e delle materie prime».

Dunque, il birrifico è stato inaugurato nell’aprile del 2012. Il primo anno sono state prodotte 40 mila bottiglie di “Gjulia”. Per la fine dell’anno in corso, invece, la produzione dovrebbe assestarsi attorno alle 150 mila bottiglie, «mentre entro due anni – come spiega lo stesso Zorzettig – speriamo di arrivare a regime con circa 200 mila bottiglie, tante quanto, appunto, ci sono garantite dalla coltivazione del nostro orzo».

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