Il fotografo di Zamberletti e le immagini inedite

UDINE. Aveva 21 anni e la passione per la fotografia che esercitava scattando le immagini per il quotidiano di Trieste “Il Piccolo. Nel 1976, anche la quotidianità di Marco Pontoni venne sconvolta dal terremoto, in una sera di maggio. Quel ragazzo con la macchina fotografica sempre al seguito, venne notato dal capo di gabinetto della Prefettura dove lavorava la taskforce che gestiva l’emergenza. Pontoni divenne il fotografo ufficiale dell’ufficio stampa: girava al fianco dell’allora commissario straordinario all’emergenza, Giuseppe Zamberletti. I suoi scatti documentarono la tragedia e ora arricchiscono il volume “SISteMA ’76. Sostegno, Fiducia e tempo per la rinascita del Friuli terremotato” pubblicato dal Collegio dei geometri.
Il volume propone un’inedita indagine edilizio-urbanistica nei comuni disastrati. Sarà presentato il 27 aprile, alle 17,30, nella sala consiliare di Venzone. Nelle 177 pagine che anticipano le rilevazioni, il giornalista Paolo Medeossi, i periti industriali Flavio Della Pietra, Sergio Comisso e Silvano Pillinin, i geometri Adriano Cravero, Pierdomenico Abrami, l’ex assessore regionale alla Ricostruzione Roberto Dominici, l’ex sindaco di Cavazzo Carnico Franceschino Barazzutti, l’ex segretario generale straordinario, Giovanni Macchin, l’ex presidente dell’Ordine degli ingegneri Stefano Urbano, l’architetto Giorgio Dri e i presidenti del Collegio dei geometri e del Comitato regionale dei Geometri, Elio Miani e Luca Passador, raccontano il terremoto. Pontoni lo fa con le immagini scattate tra i vivi e i morti. Immagini per la maggior parte inedite. Una delle poche pubblicate nelle testate di tutto il mondo è la donna con la pipa sorpresa davanti a una tendopoli. «Quell’immagine l’avevo scattata io, venne ceduta gratuitamente dall’Ansa a un’agenzia internazionale e finì sulle riviste di tutto il mondo», spiega Pontoni ricordando i tre giorni durante i quali accompagnò il giornalista Bruno Vespa nel Friuli terremotato. «Ho cercato di documentare più che potevo», racconta il fotografo che oggi mette a fuoco i complessi industriali.
A quasi 41 anni di distanza, Pontoni ripensa all’emozione provata a bordo degli elicotteri durante le scosse di assestamento quando dai paesi vedeva sollevarsi le nubi di polvere. Ricorda anche come il destino gli evitò di volare a bordo dell’Agusta B206, l’elicottero bianco e rosso, simbolo dei soccorsi nel Friuli terremotato, in dotazione al commissario straordinario, precipitato nel lago di Redona. «Volavo con i vigili del fuoco di Modena, andavamo a fare i rilievi in tutta la zona terremotata. Quella mattina non partecipai alla missione perché ero a un battesimo, mi salvai».
Documentò le assegnazioni dei prefabbricati ai comuni terremotati. «Per ciascuna tipologia - continua -, la Prefettura predisponeva un album che poi inviava ai Governi contribuenti quale testimonia del lavoro fatto grazie a loro». Fotografò «roulotte, tendopoli e la vita che ferveva in quegli agglomerati». Ricorda la neve caduta a settembre: «Tarcento - aggiunge - era imbiancata e pensai: “Chi abita qui non può resistere a lungo”». Il suo profilo venne pubblicato su Photo International.
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