Il direttore del Pronto Soccorso: "Siamo più esperti e anche più stanchi. Aiutateci tutti a combattere questo virus"

Pubblichiamo la lettera di Mario Calci, direttore pronto soccorso e medicina d'urgenza
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È ormai evidente che il nuovo coronavirus è tornato a colpire con una violenza che la maggior parte di noi non si aspettava, condizionando in maniera pesante la nostra vita quotidiana. Scuole, salute, vita sociale e lavorativa: tutto è di nuovo travolto e rimesso in discussione.
In questo scenario medici, infermieri e oss del Pronto soccorso Covid, in uno sforzo congiunto con tutti gli altri reparti coinvolti, si trovano nuovamente a lottare senza sosta con il virus. Non avevamo mai smesso, ma con i mesi estivi e la riduzione dei casi il lavoro nelle aree Covid era diventato una parte integrante della nostra attività, affiancata alla gestione delle altre emergenze.
Adesso invece i casi aumentano giorno dopo giorno, l’età media si è ridotta, e la malattia si presenta estremamente grave in sempre più pazienti, anche giovani. In Pronto Soccorso le ambulanze arrivano in certi momenti della giornata una dopo l’altra, mettendo a dura prova la nostra capacità di garantire a tutti attenzione e cure adeguate, mentre l’intero ospedale lavora senza sosta per collocare i pazienti nei nuovi posti via via in allestimento.
Siamo più esperti, e sicuramente più preparati a gestire queste difficoltà, ma anche più stanchi. Come tutti siamo stati provati dalla fatica di gestire il lockdown assieme alle nostre famiglie, abbiamo vissuto l’ansia e la paura di infettare i nostri cari, e ci portiamo dietro il peso di quanto abbiamo visto e affrontato in corsia nella prima fase.
Davanti al lungo e difficile percorso che ci aspetta siamo pronti come sempre a fare fino in fondo quanto possiamo per dare risposte adeguate a tutti i nostri malati. In questo sforzo però non possiamo essere soli: abbiamo nuovamente bisogno della solidarietà e della collaborazione di tutti. Per questo vorremmo condividere alcune semplici riflessioni:
- Il virus non si è attenuato. La malattia è grave quanto prima. Alcune persone non hanno sintomi, altri sviluppano una forma simile ad una banale influenza, ma altri, e sono tanti e più giovani di prima, sviluppano una polmonite devastante, che può portare alla morte o lasciare anche in chi sopravvive pesanti conseguenze.
- I sistemi di protezione individuale ed il distanziamento funzionano e sono fondamentali per proteggere noi e i nostri cari. In questi mesi, nonostante siano passati centinaia di pazienti malati, sia in Pronto soccorso Covid che nel Pronto soccorso generale, nessuno di noi si è infettato. Ricordiamoci di utilizzare tutti e sempre mascherine, igiene delle mani, distanza di sicurezza.
- Non facciamoci prendere dal panico, ma agiamo in maniera responsabile. Stiamo lottando assieme per sconfiggere questa nuova ondata di epidemia, non vanifichiamo gli sforzi ed i sacrifici che tutti stiamo facendo.
- Non ci sentiamo né angeli né eroi. Siamo i professionisti di sempre, impegnati in una battaglia più difficile del solito, ma che affrontiamo con lo stesso spirito di servizio che ci porta, anche dopo tanti anni di turni massacranti e di fatiche, ad amare il nostro lavoro e a dedicare tutte le nostre energie per assistere e curare i nostri malati.
Concludo con un messaggio di incoraggiamento. Abbiamo gli strumenti per combattere la diffusione del virus, abbiamo una profonda cultura di solidarietà e di attaccamento al bene comune: utilizziamo queste nostre doti al meglio. Quando la tempesta della pandemia sarà passata noi saremo ancora al nostro posto in Pronto Soccorso, orgogliosi di essere parte e dare il nostro contributo ad un Paese che con il suo Sistema Sanitario Pubblico garantisce a tutti, senza distinzione, cure ed assistenza.
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