Il delitto di Udine, la confessione: "Volevo rapirla e chiedere il riscatto"

Cadono tutti i dubbi degli investigatori: Nicola Garbino è l'assassino di Silvia Gobbato. Ha raccontato che aveva bisogno di soldi, che ha individuato la ragazza perchè correva piano, era sola e aveva il telefonino. Voleva minacciarla con il coltello e con il suo telefonino chiedere un riscatto

UDINE. Voleva rapire una giovane donna. Una qualsiasi, purchè avesse il cellulare con il quale costringerla a chiamare per chiedere il riscatto. Silvia non l’aveva mai vista. L’ha notata mentre arrivava con un passo non troppo veloce. Giovane, carina, all’apparenza indifesa. E soprattutto con il cellulare.

Nicola le si è parato davanti. Col coltellaccio da cucina. Si immaginava che lei si spaventasse, si arrendesse, si lasciasse rapire. Poi, al riparo, fra i cespugli, l’avrebbe costretta a chiamare un amico, un parente, chiunque potesse pagare. Silvia non era donna da arrendersi così facilmente. Si è difesa. Lui è impazzito e ha tirato un fendente. Un colpo, poi un altro. Alla fine sono più di dieci. Silvia è morta e Nicola non sa più che fare. La trascina al riparo e fugge.

Ecco, è andata così. Ci vuole più tempo a spiegarlo che a scriverlo. Silvia è morta perchè Nicola Garbino, 36 anni, di Pozzuolo, cercava una scorciatoia per fuggire da una vita agra, fatta di fallimenti. Non lavorava, non studiava. Era un uomo fatto ed era ancora uno studente fuori corso a Ingegneria. Mai un problema, mai stato in cura al Sert o ai Servizi psichiatrici.

Ha vagato anche ieri intorno al Cormor. Forse voleva essere visto, forse voleva uscire dalla follia, dal delirio che è costato la vita a una bella ragazza di 28 anni che aveva tutta la vita davanti. Silvia aveva ottenuto tutto quello che a Nicola non era ancora capitato e non sarebbe capitato mai: laurea, lavoro, carriera. I carabinieri lo hanno fatto parlare e lui ha raccontato tutto. Voleva soldi. Voleva smettere di dipendere dai genitori con i quali viveva a Zugliano.

La sua confessione scioglie in un pianto liberatorio anche l’amico di Silvia, Giorgio Ortis, indagato per l’omicidio, la cui vita era cristallizzata e che ora può tornare a girare per Udine a testa alta. E Udine, pur turbata e sconvolta, sente che finalmente l’incubo è finito. La storia resta agghiacciante ma la soluzione del caso c’è.

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