Il crac dopo l’illusione di facili guadagni

Migliaia i friulani finiti nella rete di BpVi e Veneto Banca: le storie più incredibili di chi ha perso tutto
Agostini Castelfranco assemblea soci Banca Popolare di Vicenza Alfredo Belluco
Agostini Castelfranco assemblea soci Banca Popolare di Vicenza Alfredo Belluco

UDINE. Negli ultimi mesi, da quando è scoppiato il bubbone, sono stati centinaia i risparmiatori friulani di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca che hanno bussato allo sportello di Federconsumatori, che ogni venerdì fa gli straordinari. E le storie di risparmio tradito che si accumulano negli uffici di Federconsumatori e che stanno arrivando sul tavolo dei magistrati della Procura di Udine, sono sempre più incredibili. Hanno un unico comun denominatore: famiglie in gravi difficoltà, imprenditori sul lastrico, anziani che non sanno come sbarcare il lunario. Tra le più incredibili quella del bracciante i cui straordinari venivano “pagati” in azioni. «Ci portavano alle assemblee della banca in corriera e ci pagavano pure il pranzo - racconta il bracciante ex dipendente di una grande tenuta vinicola della Bassa riconducibile all’ex presidente di BpVi Gianni Zonin -, ma non credo di aver mai votato qualcosa». L’agricoltore era talmente “affiliato” ai destini della “vicentina” che i suoi straordinari venivano pagati in azioni. L’uomo aveva dunque accumulato un discreto gruzzoletto e quando era giunto il momento della pensione, nel febbraio 2013, gli venne liquidato un Tfr di 20 mila euro. Aveva intenzione di tenere il denaro sul conto, per le necessità dei figli studenti, ma alla fine dello stesso anno, in concomitanza con il primo aumento di capitale, alla filiale dove è custodito il suo denaro, i funzionari lo convinsero a investire tutto il Tfr in azioni.

C’è poi il caso dell’anziana che per vivere dipende dai figli. Non avrebbe mai pensato di ritrovarsi, a una certa età, in una situazione simile. Eppure a una signora della zona del Friuli collinare è accaduto. I promotori della filiale di Popolare di Vicenza della quale era cliente, l’avevano sollecitata a investire tutti i suoi averi, 70 mila euro, nelle solite azioni acquistate al prezzo di 62,50 euro ciascuna. Nella Mifid (la direttiva europea sulla tutela degli investitori, differenziata a seconda del grado di esperienza finanziaria di ciascuno, ndr) quello dell’anziana donna era definito come profilo “dinamico”, nonostante la donna fosse a digiuno di Borsa e finanza. Così da un giorno all’altro si è ritrovata con il capitale bloccato, unica sua fonte di sostentamento, visto che non percepisce una pensione. E attualmente sono i figli a farsi carico delle necessità economiche minime della madre.

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