«Il corto circuito elettorale mina la democrazia»

Al convegno del centro Balducci l’ex premier Romano Prodi rincara la dose. «La crisi greca è stata affrontata male»

UDINE. «Il carattere nazionale della democrazia sta uccidendo l’Europa e la democrazia stessa». Parla con il suo incalzare rilassato Romano Prodi davanti a centinaia di persone riunite al Centro Balducci.

Ma quelle parole pesano come pietre. Sono parole di un politico di lunga data, abituato alle bagarre italiane, ma con un’esperienza internazionale che l’ha visto anche alla guida della Commissione europea.

E davanti al pubblico di Zugliano si lascia andare a un «non ho mai visto tanta gente in vita mia, sono quasi commosso». Subito ritorna al cortocircuito democratico: «La democrazia assume sempre più carattere nazionale – ribadisce –, ma è la democrazia stessa a spingere in questo senso».

E poi racconta un aneddoto per precisare il pensiero: «In Cina mi hanno chiesto come facciamo a governare in Europa compressi fra elezioni comunali, provinciali, regionali, nazionali ed europee. Gli ho risposto che siamo quasi affezionati a tutti questi appuntamenti alle urne perché ogni piccola elezione è diventata di importanza nazionale, per cui i nostri governanti devono pensare sempre al domani, mai al dopodomani».

Ed eccola qui l’ironia. Perché «l’incrocio fra questa democrazia e la necessità di rincorrere sta minando davvero le basi fondamentali della democrazia – precisa Prodi –. Ed è chiaro che in base a questo, il sistema è sempre più spinto su problemi interni e non sulla politica internazionale».

E chissà che il riferimento non sia anche alla mancata elezione a presidente della Repubblica. Di sicuro c’è l’esempio pratico. La Grecia.

«Sia chiaro – premette – i greci hanno imbrogliato alla grande, ma non erano soli. Durante la presidenza della Commissione europea ho chiesto che i conti nazionali fossero esaminati in Europa. Francia e Germania mi hanno messo in minoranza, dicendo che erano problemi nazionali. La Grecia gliel’ha mostrato».

E ancora, sull’immobilismo europeo: «Quando la bolla greca è scoppiata aveva un problema di circa 40 miliardi di euro – ricorda Prodi –. Ma non si è intervenuti in tempo. Perché in Germania c’erano le elezioni locali a est, in una regione importante per Merkel. La decisione è arrivata soltanto a urne chiuse, in ritardo. Fra parentesi quelle elezioni Merkel le ha perse. Perché nel frattempo la speculazione aveva trasformato quei 40 miliardi di debito in 400 miliardi». (m.z.)

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