Il cervello friulano che lascia Londra e fa ritorno in Italia

UDINE. Il suo è uno di quei casi di cervelli di ritorno. Nato in Friuli nel 1977, studia a Udine, ma guarda oltre confine già dai tempi dell’università, prima la Spagna poi approda a Londra dove si ferma per 13 anni e diventa capo dipartimento di uno dei più grandi reparti di terapia intensiva d’Europa, al Saint Georges Hospital.
È la parabola di Maurizio Cecconi, medico anestesista e intensivista di fama internazionale partito da un paesino della Bassa, Gonars, per calcare le scene internazionali della specializzazione (è stato eletto presidente della società europea di medicina intensiva, l’Esicm, per il biennio 2020-2021), e poi ritornare in Patria, da febbraio, all’Humanitas di Milano, dove è professore ordinario e responsabile Dipartimento Anestesia e Terapie intensive. Il più giovane al mondo con i due incarichi associati.
Nell’anno in cui l’ateneo friulano ha deciso di premiarlo con un Grifone d’argento per la sua carriera, Cecconi ha fatto ritorno in Italia. «Non mi muovo per la Brexit – ha precisato il professore –. Ero a Londra da tredici anni, ormai mi ero ambientato, ho il doppio passaporto. Ero diventato capo dipartimento di uno dei più grandi reparti di terapia intensiva in Europa con più di 60 posti letto. Ho partecipato al concorso dell’Humanitas con la prospettiva di lavorare in un ospedale che sta investendo su clinica e ricerca».
Dopo il diploma al liceo scientifico che ha sfornato eccellenze del calibro del premio Nobel Carlo Rubbia, il Marinewlli di Udine, Cecconi è approdato all’ateneo della città. «Vengo da una piccola realtà, Gonars, ma questo non dev’essere motivo per demoralizzarsi davanti al mondo – ha aggiunto Cecconi –: anzi, la nostra istruzione è buona e non c’è davvero motivo per non tentare il salto oltre confine».
Dopo il Friuli, Cecconi ha proseguito gli studi a Madrid e Londra, dove ha svolto gli ultimi anni di specializzazione in anestesia e rianimazione. Ha completato la sua formazione di ricerca a Harvard negli Stati Uniti. Oggi si sente ancora molto legato alla sua terra, «in Friuli ci sono i miei genitori e conservo molti amici», ha detto. «La passione fa diventare un po’ il proprio lavoro un hobby – ha sottolineato –. Ho avuto la possibilità di lanciarmi da giovane su avventure di respiro europeo. Mi era capitata l’occasione di una borsa di studio Siaarti che poteva farmi passare sei mesi in Europa con un piccolo contributo.
E ho preso l’opportunità al balzo». Il focus delle ricerche di Cecconi riguarda l’ottimizzazione del paziente critico e del malato ad alto rischio chirurgico con protocolli ad hoc, «vuole dire mantenere l’omeostasi in termini di pressione, trasporto di ossigeno e gittata cardiaca durante e dopo le prime ore di intervento – ha spiegato –. Questa pratica dimostra di ridurre il rischio e le complicanze post operatorie e la degenza. Migliora dunque la qualità dei ricoveri e fa diventare gli ospedali più efficienti. In questo campo il Saint Georges Hospital è sempre stato un pioniere, e ho potuto fare con loro il mio dottorato di ricerca».
Una carriera al top che da poco l’ha portato anche a guidare la Società europea di medicina intensiva. «Non mi sono mai focalizzato su obiettivi singoli –ha sottolineato –, ma sulla necessità di percorrere una strada fondamentale che, per me, deve prevedere di abbinare la clinica alla ricerca perché mi sono sempre piaciute entrambe. Il vero segreto è appassionarsi a quello che si fa e lasciarsi un po’ andare».
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