Il campanile di Mortegliano e la sfida con il Torrazzo di Cremona: giù le mani dal nostro record - Il commento

Quante volte i morteglianesi si sono sentiti ripetere “blave di mortean”. Eh sì, perché identificare i morteglianesi con la coltivazione del mais è una tradizione che è diventata storia. È un timbro, anzi è troppo poco, è forse addirittura un dna che certifica l’appartenenza a una comunità con pregi e difetti. Ma che adesso, dopo decenni, arrivi qualcuno a usurpare un primato italiano tutto dei morteglianesi proprio no. Dopo oltre sessant’anni c’è chi vuole minare un titolo che, sia chiaro, non si tocca.

Senza nulla togliere al Torrazzo di Cremona, che ha un’altra storia, il campanile di Mortegliano rappresenta l’unione di una comunità che con molti sacrifici e altrettanto orgoglio ha sfidato le miserie degli anni del dopoguerra con caparbietà per far sorgere in mezzo alla pianura del Medio Friuli un riferimento per chiunque la attraversi.

«Je une vile di sot Udin/ traviarsade dal Cormôr/ E à un bìel domo, il mior de Basse/ e cumò ancje un biel tôr». Con questi versi, il 20 settembre 1959, la cantoria di Mortegliano salutava il nuovo campanile. Negli ultimi tempi decine di curiosi salgono in cima al campanile, grazie alla disponibilità dell’arciprete monsignor Giuseppe Faidutti e dell’infaticabile Aldo Paravano. Spalancare le porte a tutti ha portato una ventata d’aria fresca, un nuovo slancio. E quindi, amici del Torrazzo, comunque vada a finire, Mortegliano ha avuto, ha e avrà sempre nel cuore il campanile più alto perché è dalla sua cima - e solo da lì - che si tocca il cielo con un dito.

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