«Il bolide dell’altra notte? E’ finito in Istria» VIDEO

PORDENONE. Si moltiplicano le ipotesi sul bolide comparso sui cieli del Triveneto nella notte fra lunedì e martedì scorso. L’ipotesi più accreditata è che eventuali resti si trovino sulle coste dell’Istria. Sempre che qualcosa sia rimasto dopo l’attraversamento dell’atmosfera e l’esplosione che ha generato il boato.
A sostenerlo è Ferruccio Zanotti, fondatore di Imtn (Italian Meteor e Tle Network di Ferrara), una rete di sorveglianza nazionale di studio dei fenomeni dell’alta atmosfera, dalle cui telecamere è stato tratto il video che circola in internet e che immortala il passaggio della meteora, in tutto 8 secondi di riprese.
Dalle triangolazioni emergerebbe che il bolide è entrato in atmosfera sopra il Friuli, dove il boato è stato fragoroso al punto da far tremare i vetri delle finestre, secondo diverse testimonianze.
«Abbiamo tre telecamere che coprono il cielo dotate di uno specifico software che le attiva quando individua oggetti in movimento – spiega Zanotti – Siamo attivi dal 2009 e di bolidi ne abbiamo ripresi parecchi, ma mai così luminoso e con un bang sonico di questa portata». L’evento, registrato da diversi osservatori specializzati tra cui l’Uai (Unione Astrofili Italiani) di Scorzè, è avvenuto alle 2.12.
Il meteoroide di non modeste dimensioni, avrebbe attraversato i cieli del mare Adriatico con una velocità tra i 50 e i 70 chilometri al secondo.
Dopo un volo di quasi 5 secondi la meteora ha mostrato una prima esplosione che ha illuminato a giorno il cielo. In pratica sarebbe entrato in contatto con l’atmosfera a circa 100 chilometri d’altezza esplodendo a 35 chilometri e generando una scia luminosissima, avvistata in tutta la Marca trevigiana e pure in provincia di Pordenone. Infine il boato sordo, un rumore che ha portato tanti ad allertare i vigili del fuoco.
«Abbiamo fatto la triangolazione su più stazioni, pare sia passato sopra il Friuli, per spegnersi sull’Adriatico, quasi sopra l’Istria. Ma è stato avvistato sino in centro Italia, ci sono testimonianze da Roma, da Cuneo e da Alba Adriatica». Nel Trevigiano le ricerche dei frammenti sono state interrotte.
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