Il bimbo fa gli anni e papà gli dona un cucciolo, ma s'inguaia: condannato a 16 mesi

Pordenone, prende l'animale dall’amico che lo denuncia per furto. La difesa insorge: violati i nostri diritti, scrivo al ministro

PORDENONE. Papà entra nel cortile di casa dell’amico dopo che si erano accordati per l’acquisto di un cucciolo e ne porta via due per regalarne uno al bimbo per il suo compleanno, che cade proprio in quei giorni.

La data della ricorrenza è ormai vicina e l’uomo, per non presentarsi a mani vuote, decide di andare a prendere il cagnolino, anche se il proprietario della cucciolata non si trova in casa.

Senonché quando l’amico rincasa non trova più i due cagnolini e sporge denuncia contro l’amico, perché non ha pagato il prezzo pattuito. I fatti risalgono al 5 agosto 2017.

Ne nasce un procedimento penale. L’amico poi ritira la querela in fase di indagine dopo che il papà gli ha pagato l’acquisto dei due cuccioli. Ma poiché all’uomo è stato contestato il furto in abitazione, il reato è procedibile d’ufficio e la vicenda penale prosegue con la citazione diretta a giudizio.

Fino a lunedì 24 giugno, quando è stata pronunciata la sentenza di condanna a un anno e quattro mesi di reclusione nei confronti del 34enne Liviu Lucian Bizu, originario della Romania e residente nella zona del mobile per due ipotesi di reato: il furto dei due cagnolini in agosto e il successivo rifiuto a comparire in settembre alla caserma dei carabinieri di Prata, nonostante l’indagato fosse stato contattato dall’Arma al telefono e con una richiesta scritta.

L’avvocato Alessandro Magaraci, impossibilitato a partecipare all’udienza per una concomitante visita medica, ha fatto depositare da una collega di studio un’istanza di rinvio dell’udienza che non è stata però accolta dal giudice Andrea Scorsolini, il quale ha osservato come lunedì fosse stato segnato un mero rinvio per repliche.

Il legale dell’imputato invece ha ribattuto che l’accordo prevedeva la discussione da parte della difesa, dopo che all’udienza precedente invece erano state rassegnate le conclusioni.

«In questo processo – ha lamentato l’avvocato Alessandro Magaraci dopo aver appreso dell’esito – come difensore non mi è stata data la possibilità di discutere. Per una vicenda come questa all’imputato è stata inflitta una condanna a un anno e quattro mesi».

L’avvocato Magaraci ha deciso di scrivere al ministro della Giustizia per segnalare il caso e «evidenziare come per l’ennesima volta siano stati calpestati i diritti della difesa». —

 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto