Ideal Standard verso la separazione wellness-ceramiche

Contratti separati per ceramica e wellness, primo passo per una separazione radicale delle attività produttive dello stabilimento

PORDENONE. Contratti separati per ceramica e wellness, primo passo per una separazione radicale delle attività produttive dello stabilimento Ideal Standard di Orcenico.

Il contratto è quello con il fornitore di gas, fondamentale per l’alimentazione dei forni, che da uno diventano due. Due contatori per misurare i consumi relativi alla produzione della ceramica sanitaria e alla produzione delle vasche in acrilico.

La decisione dell’azienda è stata confermata ai sindacati che avevano chiesto lumi su indiscrezioni che circolavano in stabilimento. Nulla dice l’azienda sulle motivazioni per la scelta, che lasciano campo libero alle speculazioni. La più logica riguarda la creazione delle condizioni minime per separare i due asset, finalizzando l’operazione alla vendita di uno (ma anche la sua chiusura) e al mantenimento dell’altro. Magari all’interno dello stesso sito.

Che Ideal Standard abbia chiare le proprie prospettive, è un fatto. Ha già deciso che tre stabilimenti garantiscono una quantità di prodotto esuberante rispetto alla domanda di mercato, che il sito di Orcenico va chiuso o ceduto, che il budget di produzione della fabbrica pordenonese va assegnato a Trichiana per saturare quella fabbrica, che l’unico segmento di attività profittevole, quello legato al benessere, va mantenuto. Anche a Orcenico, era l’ipotesi, dove la produzione di ceramica sanitaria, però, andava chiusa. Oppure a Trichiana, se il caso.

Le trattative con la cordata guidata da Boccalon paiono tramontate e non risulta sia partito alcun confronto con altri potenziali acquirenti.

Quindi, in assenza di novità tali da consentire alla multinazionale di prorogare la cassa integrazione in deroga per altri tre mesi a decorrere dal primo maggio, è ragionevole pensare che stia iniziando a pensare a “cosa fare se...”. E una delle ipotesi è quella dello stop definitivo alla produzione di ceramica a Orcenico con la messa in mobilità dei lavoratori a partire dalla fine degli ammortizzatori sociali. Questo, ovviamente, nel peggiore degli scenari, quello che non prevede alcuna operazione salvataggio per la storica fabbrica ex Ceramiche Scala. In presenza di un’offerta di acquisizione, diventerebbe invece percorribile la proroga per altri tre mesi della cig.

Considerazioni e valutazioni che non vengono certamente ignorate dai sindacati che non a caso hanno chiesto alla Regione di muoversi rapidamente per convocare il tavolo con azienda, Unindustria, istituzioni, capace di accelerare sulla ricerca di un’alternativa alla chiusura di Orcenico. Alternative che debbono avere come obiettivo il mantenimento della produzione della ceramica sanitaria e il maggior numero possibile di posti di lavoro. Soluzione agguantabile solo in presenza di un acquirente. Le ipotesi rimangono tre: l’interesse di una multinazionale del settore, quello di una cordata di imprenditori locali, l’autoimprenditorialità attraverso la costituzione di una cooperativa.

Potendo contare sul sostegno della Regione, che aveva già illustrato a Ideal Standard interventi in grado di ridurre il costo-pezzo, la bolletta energetica, sostenere gli investimenti, a cui sommare un ridotto costo del lavoro reso possibile dalle assunzioni di lavoratori in mobilità, il capitale necessario per l’operazione pare non richieda cifre ingentissime. Ma individuare “chi” sia disposto a farlo, è la sfida più impegnativa ancora da affrontare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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