I “Rolling claps” avanzano con la “compagnia” di Pasolini FOTO - E in bianco e nero

La sesta tappa del pellegrinaggio “laico” fino a San Vito al Tagliamento. I moderni viandanti partiti il 25 aprile da Tarvisio, il 3 maggio arriveranno a Venezia attraversando tutto il Friuli

CASARSA. Nel paese di temporali e di primule di Pasolini non poteva capitare altro ai Rolling Claps che prendersi un’acquazzone. Ma la giornata, la sesta di cammino, era cominciata asciutta.

«Ho voglia di essere nel Tagliamento, a lanciare i miei gesti uno dopo l’altro nella lucente concavità del paesaggio» scriveva nel 1943 Pier Paolo Pasolini all’amico Luciano Serra.

Seguendo le orme del poeta di Casarsa, i Rolling Claps hanno lanciato i loro passi nell’alveo del fiume dopo aver lasciato Spilimbergo. Non prima di perdersi sui sentieri lungo l’argine, un assaggio dei magredi, le “terre povere” dal fascino tutto particolare, tipiche della costa ovest del fiume.

Fra acacie, pioppi e robinie, distese di spighe e vigneti, il gruppo viandante ha incrociato decine di contadini al lavoro a piantare nuove barbatelle. Vigne nascono ovunque (il vino è un business), speriamo naturali e nel rispetto delle caratteristiche del territorio.

L’abbacinante bellezza del grande fiume, i ciottoli bianchi, i rivoli di acqua verdazzurra li hanno invogliati a bagnare i piedi sul cammino verso San Vito.

Ad attenderli a metà strada, a San Martino, sotto una frasca, con l’automobile carica di calorie extra (pane, prosciutto, salame, dolci...) c’era Furio, ingegnere e fondatore dei Rolling, ritornato da Trieste dopo un paio di giorni di lavoro.

Ora la nuova formazione dei Rolling conta 11 pellegrini, fra defezioni e nuovi arrivi, ma quasi tutti sono in viaggio fin dall’inizio, per la verità un po’ provati, ma capaci miracolosamente di risorgere il giorno successivo.

La capogruppo di tappa Sara, veterana dei Rolling, è una guida naturalistica e conosce bene queste terre. Viene dalla Valcellina ed è capace di riconoscere ogni arbusto, ogni fiore, ogni traccia animale (la natura ha molti meno segreti per chi cammina con lei).

Sara ha condotto con polso fermo i pellegrini lungo i 29 chilometri del percorso, passo spedito e iPad sotto il braccio, pronto da consultare in caso di sorprese (nei cammini di pianura, dove non ci sono i sentieri tracciati e segnati dal Cai, perdersi è facilissimo, a meno che non si seguano le strade asfatate, rischiando però di finire sotto un Tir).

Sfiorato Valvasone, altro luogo caro a Pasolini, la pioggia ha ricominciato a scendere (il primo scroscio aveva colpito il gruppo dopo il pranzo di San Martino) e poi pure la grandine. Ma i Claps sono tosti e soprattutto ben attrezzati di mantelle, e pure di ombrelli (c’è chi li preferisce: in effetti, come loro non ripara nessuno, neanche l’abbigliamento più tecnico e costoso che esista).

Vicini a San Vito, i pellegrini laici si sono resi conto che, più che di primule, oggi il Friuli è fatto di villette, che si susseguono una dopo l’altra con i loro prati curati, le aiuole con gli iris blu e gialli, i cancelli di ferro e le siepi potate.

Tutto così perfetto da sembrare finto, e finto un po’ lo è, perché si è perso il contatto con l’architettura storica del territorio, in cambio dell’omologazione, del tutto uguale, del livellamento al ribasso.

Belle però le poche case in sassi di fiume, recuperate al degrado e trasformate in testimoni di quel che doveva essere il paesaggio urbano di un tempo.

La tappa si è conclusa con una perfetta ospitalità pellegrina, nella casa di Giacomo, amico di Sara, a San Vito al Tagliamento. Undici fra letti e divani hanno accolto i Rolling Claps, dopo un aperitivo nel patio di casa e una cena attorno al grande tavolo di famiglia.

Il primo maggio i Rolling Claps sono partiti molto presto alla volta di Marango, paesino di Concordia Sagittaria. La tappa si preannuncia lunga (34 km) con soste sulla riva del Lemene e a Portogruaro. Pasolini li seguirà anche stavolta, fra le pagine del Sogno di una cosa (1962).

A Gruaro lo scrittore ambienta le rivolte contadine e l’assedio alla villa dello "sfruttatore" Pitotti, ma anche i meravigliosi ritratti degli amici, i voli delle rondini a lui care, la nascita dei primi amori e il crollo degli ideali di gioventù.

Luogo ideale è di sicuro Marango con il suo monastero, approdo della penultima tappa di terraferma. Il 3 maggio lo sbarco a Venezia da Punta Sabbioni.

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