I fondali del mare, una nuova frontiera per il turismo

Nelle trezze un grande patrimonio da sfruttare. Un ambiente abitato da pesci e organismi marini

LIGNANO. Nuovi percorsi turistici ad hoc. Perché c’è un tesoro da scoprire nel mare di Lignano. Un tesoro naturalistico e ricco di biodiversità da conservare e valorizzare. Un tesoro che da tre anni è al centro del progetto “Trecorala – Trezze e Coralligeno dell’Alto Adriatico”. In questi giorni il comune di Lignano ha organizzato l’evento “Trezze live” per far vivere il mare e “toccare con mano” agli studenti delle classi IV A e B dell’Istituto tecnico economico per il turismo le trezze, gli affioramenti rocciosi che bordano la fascia costiera, riserve uniche per la riproduzione e l’insediamento di organismi marini.

Gli allievi insieme con esperti dell’Ogs – Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale e della cooperativa Shoreline - , sono partiti dalla darsena a bordo della motonave Europa. Dopo circa un’ora di navigazione un gruppo di subacquei è sceso sui fondali con un sistema video per trasmettere a bordo “in diretta” le immagini di queste nicchie di biodiversità. Nel corso dell’immersione le telecamere sono riuscite a immortalare un pesce san pietro e un grongo nascosti proprio tra le rocce della trezza, a testimonianza di quanto questi ambienti siano riccamente abitati da pesci e organismi marini.

«Grazie al progetto Trecorala verranno sviluppati percorsi turistici ad hoc, nel rispetto di questa risorsa, per far capire a tutti quanto bello e ricco sia il nostro mare - ha affermato il vicesindaco Vico Meroi -. Abbiamo lavorato con una particolare attenzione verso le tradizioni e il nostro territorio, una parte del progetto infatti opera per la valorizzazione dei mestieri antichi con il recupero storico della tradizione delle ricette locali».

Nel corso del progetto Trecorala, finanziato nell’ambito del programma per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013, dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dai fondi nazionali, iniziato il 15 ottobre 2012, sono state visitate più di 54 trezze ed è stato scoperto come ciascuna sia diversa e unica. «Dobbiamo imparare a vedere il mare non come un contenitore da cui attingere continuamente, ma come una risorsa che va rispettata e utilizzata con intelligenza - ha commentato Paola Del Negro, direttore della sezione di oceanografia dell’Ogs, che ha coordinato il progetto -. Con la divulgazione delle sue fasi e dei risultati, intendiamo favorire lo sviluppo di una migliore coscienza ambientale dei cittadini e degli operatori del settore».

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