I dipendenti della Roncadin: "Un colpo al cuore vedere andare a fuoco la “nostra” azienda"
MEDUNO. «È come se fosse andata a fuoco casa nostra. La Roncadin è la “nostra” fabbrica, quella che ha permesso lo sviluppo di un territorio ampio e ha dato stabilità a tante famiglie in un momento di profonda crisi economica. Vederne una parte andare in fumo è un colpo al cuore.
Questo episodio, però, non ci ferma: siamo pronti a fare di tutto per vedere ripartire a gonfie vele la “nostra” azienda».
Sguardi increduli e volti rigati dalle lacrime: i dipendenti del colosso medunese di pizze surgelate stentano a credere a quanto accaduto. Non trovano le parole per spiegare quel vortice di emozioni che li sta travolgendo.
Tanti gli interrogativi, in primis sul futuro, ma al contempo la consapevolezza di essere una grande famiglia e, come tale, di essere uniti e capaci di trovare la forza di rialzarsi. La determinazione è grande e l’impegno non mancherà.
Difficile spiegare cosa è successo e come: in un attimo le linee sono state avvolte dalle fiamme e dallo stabilimento si è alzata una colonna di fumo denso, visibile in maniera distinta persino a Maniago, che ha messo in allarme i familiari di numerosi lavoratori, i quali hanno raggiunto il sito per sincerarsi delle condizioni dei propri congiunti.
«La situazione è degenerata in maniera così rapida che non siamo nemmeno riusciti a renderci conto di cosa stesse accadendo – ha spiegato una dipendente –. La paura è stata tanta».
«Prima le fiamme, quindi le sirene dell’allarme e infine il buio per la mancanza di energia elettrica – ha raccontato un’altra lavoratrice –. Siamo usciti dallo stabilimento il più rapidamente possibile: una volta fuori, in tanti abbiamo temuto che qualche collega fosse rimasto all’interno».
Al primo allarme al 112 della responsabile di produzione ne sono seguiti infatti altri da parte di dipendenti, tant’è che in un primo tempo i soccorritori temevano che ci fossero dispersi.
«Sino a quando non è stato fatto l’appello e ci è stato assicurato che nessuno era rimasto all’interno dell’area produttiva, non siamo riusciti a darci un po’ di pace – ha raccontato un lavoratore –. In una situazione di questo genere, è difficile capire se qualche collega è rimasto intrappolato tra le fiamme».
Le maestranze hanno rivolto un plauso per la prontezza ai colleghi che hanno ricevuto formazione adeguata per scendere in campo in caso di incendio: questi ultimi hanno tentato di intervenire, ma invano, in quanto il rogo ha assunto in poco tempo grandi dimensioni. Lacrime di dolore per quanto accaduto, ma anche di forte preoccupazione per le prospettive.
«Quattro linee produttive sono andate distrutte: è vero che le due più nuove e tecnologiche sono salve, ma riusciremo soltanto con queste due a colmare il gap produttivo? – è l’interrogativo di tante maestranze –. Ci sono famiglie monoreddito, che possono contare solamente sullo stipendio garantito dalla Roncadin. Mamme single con figli a carico: i timori sono numerosi anche perché siamo 540 addetti».
Timori legittimi, anche se la famiglia Roncadin ha lanciato un messaggio positivo ai dipendenti, assicurando massimo impegno per ripartire al più presto.
«Sono disperata, ma ce la faremo anche questa volta – ha commentato una lavoratrice, mamma di due ragazzi, alludendo alle tristi vicende di un tempo della Roncadin, quando è passata in mano a Malavolta foodinvest ed è cominciato il declino –. Ai miei colleghi chiedo di essere forti e di non perdere la speranza: ce la faremo in primis perché alla guida dell’impresa c’è una famiglia che ha fatto di tutto per fare crescere il sito e farlo diventare leader mondiale nel suo settore.
Abbiamo massima fiducia in Dario ed Edoardo Roncadin: assieme a loro, per la seconda volta, riusciremo a uscire da questa triste vicenda».
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