I diamanti e il manager friulano: sequestro per quasi 300 mila euro

Lo ha disposto il gip di Milano nei confronti di Pietro Gaspardo e i vertici di Bpm. È accusato di truffa e autoriciclaggio aggravati e ostacolo alla vigilanza
Un ingresso della sede centrale della Banca Popolare di Milano in una foto di archivio. ANSA/ BAZZI
Un ingresso della sede centrale della Banca Popolare di Milano in una foto di archivio. ANSA/ BAZZI

UDINE. Quella fornita ai clienti sarebbe stata una rappresentazione «parziale, ingannevole e fuorviante». Perchè i diamanti che consigliavano di acquistare, quale forma di investimento, non erano affatto un «bene rifugio» e perchè il prezzo proposto corrispondeva a oltre il doppio rispetto alle quotazioni del listino internazionale Rapaport. Una truffa bell’e buona, secondo la Procura di Milano, e che in breve è riuscita a ingannare decine di migliaia di risparmiatori.

Compresi quelli che si erano rivolti al Banco Bpm, l’istituto di credito di cui Pietro Gaspardo, 53 anni, di Dignano, è responsabile Pianificazione e Marketing retail dal 2011. E per conto del quale, nel 2016, firmò due accordi di collaborazione con la a Intermarket Diamond Business spa (nel frattempo fallita), la società che, insieme alla Diamond Private Investment spa vendeva le pietre preziose.

L’inchiesta lo ha investito con la forza di uno tsunami non soltanto per le accuse che gli sono state contestate nell’informazione di garanzia, ossia le ipotesi della truffa aggravata (dal danno patrimoniale di rilevante entità e dall’abuso di prestazione d’opera), dell’autoriciclaggio aggravato (di aver commesso fatto nell’eserczio dell’attività professionale) e dell’ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, ma anche per l’entità della somma, pari a 293.119,05 euro, riportata nel decreto di sequestro preventivo che la Guardia di finanza gli ha notificato.

A fronte di una settantina di indagati, infatti, soltanto sette sono stati colpiti anche dalla misura cauterale reale, insieme alle società Idb e Dpi e alle cinque banche - Bpm, Banca Aletti, Unicredit, Banca Intesa e Mps - che operavano come intermediarie. Nel provvedimento, il gip ha disposto il sequestro di beni mobili e immobili, relativamente alla sola ipotesi dell’autoriciclaggio, a carico di Gaspardo, oltre che di Maurizio Faroni, direttore generale di Bpm, Andea Mencarini, ex dg, Maurizio Zancanaro, ex dirigente, e della stessa banca, fino alla complessiva concorrenza della somma.

Al momento, comunque, non risulta alcuna esecuzione nei confronti del manager friulano. La truffa, così come contestata anche a Gaspardo, avrebbe procurato un ingiusto profitto alla Idb, pari a 149.184.544 euro, alla Bpm, pari ad almeno 83.809.662 euro, e a Unicredit, pari ad almeno 32.670.422 euro. Tutti soldi derivanti «dalla stipulazione dei contratti di acquisto di diamanti a un prezzo gonfiato».

Un castello accusatorio che l’avvocato Maurizio Miculan, difensore di Gaspardo, respinge fermamente fin dalla lettura dei primi atti d’indagine. «Nulla può essergli imputato – dice – perchè la frazione di condotta contestata afferisce alla sottoscrizione di accordi con Idb avvenuta alla fine del dicembre 2016. Nel capo d’imputazione si indicano, quali parti offese, solo persone che hanno stipulato contratti in epoca antecedente.

Diversamente non potrebbe essere – continua il legale –, perché nell’ottobre del 2016 la trasmissione Report aveva dato ampio risalto alla vicenda, con l’evidente conseguenza che, in seguito, nessuno ha più firmato contratti di tali caratteristiche».

A scagionare Gaspardo sarebbe anche il suo stesso ruolo. «Ha semplicemente dato esecuzione alle delibere adottate dal Cda della Banca, unico soggetto legittimato ad assumere simili impegni contrattuali», osserva Miculan, pronto a presentare ricorso al Riesame per l’annullamento del sequestro.

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