Gusci di vongole tra i reperti: le monache ne erano ghiotte

CIVIDALE. Resti di raffinate ceramiche rinascimentali – fra cui spiccano un frammento di scodella con l’aquila simbolo del monastero di Santa Maria in Valle e un pezzo di stoviglia decorato in oro zecchino – , un capitello medievale, un’infinità di avanzi di pasto: ossicini di pollame, gusci di lumache e soprattutto, dato davvero curioso, di vongole. Le monache, a quanto pare, ne erano ghiotte.
Il secondo settore degli scavi in corso nel complesso conventuale si sviluppa nell’ala del futuro centro visite, ovvero nel braccio parallelo a via Monastero Maggiore.
«Tantissimi, pure in questo caso – spiega l’archeologo Luca Villa, che sta dirigendo le operazioni – , i ritrovamenti: siamo di fronte a una campagna di studio davvero eccezionale, dagli sviluppi inattesi. Il substrato dell’edificio si è rivelato una perfetta sintesi della storia di Cividale. Sono affiorate strutture che spaziano, per cronologia, dall’alto medioevo alla fase pre-settecentesca in cui il convento venne radicalmente ristrutturato e ampliato. Abbiamo individuato importanti manufatti rinascimentali, uno dei quali, in particolare, è risultato un’autentica miniera. Si tratta di una costruzione nella quale è stata rinvenuta la fogna delle cucine del monastero, che erano collocate al piano superiore: gli scarti, da quelli alimentari a piatti e vasellame rotto, venivano gettati in un camino di caduta, di cui abbiamo appunto identificato la base».
E l'immondizia di allora, superfluo dirlo, è manna per gli archeologi: «Non avete idea – racconta Villa – della quantità di gusci di molluschi, vongole per la precisione, che si era accumulata in quello scarico. C’erano, poi, ossa di piccoli animali da cortile e una marea di frammenti di ceramica. Questo ritrovamento ci permette di ricostruire nei dettagli la realtà della mensa cinquecentesca delle suore».
Stupefacente, poi (in un ambiente affacciato sul sagrato della chiesa di San Giovanni), l’intrico murario emerso dal terreno: nel reticolo, particolare per i singolari incroci tra i resti, spicca un grosso muro che corre fino all’attuale ingresso del convento. In un altro spazio, invece, sono stati riportati alla luce – su un piano in lastricato – tratti di muratura che hanno lo stesso orientamento di quelli custoditi dal seminterrato del Museo archeologico nazionale. La sfida, a questo punto, sarà cercare di lasciare a vista quanti più reperti possibile. (l.a.)
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