Il fascino della scrittura a penna nell’era di tablet e cellulari: «Così si stimola la creatività e si conoscono le persone»
La presidente regionale dei grafologi, Sahra Gobatto, tra prospettive e falsi miti
«Sosteniamo la candidatura del corsivo a patrimonio immateriale dell’umanità»

Della scrittura a mano si sa poco e si parla sempre meno. L’occasione per illuminare una disciplina preziosa, ma talvolta anche fraintesa, arriverà con le quattro giornate organizzate, da lunedi 12 a sabato 16 gennaio, a Udine, dall’Associazione grafologica italiana Fvg. Ne abbiamo parlato con la presidente Sahra Gobatto, originaria di Lignano e con casa e studio a Tavagnacco.
Presidente, come è nata la sua passione per la grafologia?
«Vengo da tutt’altro mondo: ho studiato Scienze della comunicazione con indirizzo aziendale, poi mi sono specializzata in marketing e ricerche di mercato. La scrittura mi ha affascinata sin dalle superiori, così a un certo punto ho deciso di trasformare la passione in lavoro. Ho investito tempo e impegno nella formazione grafologica, frequentando corsi e aggiornamenti continui per diventare grafologa professionista. Amo scrivere e osservare come la scrittura racconti le persone».
Quale ruolo svolge l’Agi?
«Presente in tutto il territorio nazionale da 50 anni con sezioni locali, si occupa della divulgazione e dello sviluppo della disciplina grafologica e garantisce formazione e aggiornamento continuo ai grafologi professionisti. Essere iscritti significa rispettare standard rigorosi: una garanzia concreta per i nostri utenti».
Molti confondono la grafologia con la cartomanzia…
«Sì, spesso si pensa che basti osservare una scrittura per stilare un profilo. In realtà la grafologia richiede studio, metodo e attenzione ai dettagli: la scrittura va analizzata, calibrata e comparata. Consiglio di diffidare dei corsi brevi online: la grafologia è complessa e in continua evoluzione».
Quali sono i principali ambiti della grafologia?
«I campi principali sono quattro: orientamento professionale, educazione del gesto grafico, grafologia peritale e grafologia familiare o di coppia. Nel primo caso, valutiamo caratteristiche dalla scrittura, utili per selezionare personale o individuare punti di forza e debolezza. La grafologia familiare confronta i profili dei membri della famiglia o della coppia per comprendere dinamiche e criticità. Io mi occupo soprattutto di grafologia peritale e dell’educazione del gesto grafico».
Parliamo della sua attività di grafologia peritale, allora.
«Collaboro con tribunali e avvocati per verificare firme, testamenti o individuare falsi. Analizzare la scrittura significa fornire strumenti concreti e affidabili a giudici e avvocati, osservando ogni dettaglio: firma, penna, colore, pressione. Nulla sfugge».
Altra cosa è l’educazione nei bambini?
«Si insegnano postura, impugnatura, direzione delle lettere e motricità fine in scuole dell’infanzia e primaria. I bambini di oggi iniziano presto con tablet e cellulari e usano poco le mani, quindi spesso scrivono male. Con esercizi mirati, giochi e costanza, molti migliorano».
Postura e impugnatura sono davvero così importanti?
«Fondamentali. Se un bambino sta storto sulla sedia, terrà la penna in modo scorretto. Correggere la postura porta automaticamente a migliorare l’impugnatura e la scrittura. Piccoli dettagli, grandi risultati nel tempo».
E la fantasia?
«Scrivere stimola la creatività. Dico sempre ai bambini: “Dovete annoiarvi!”. È nella noia che nascono le invenzioni. Con un foglio bianco si attiva la mente, si costruisce, si inventa e si crea. I bambini di oggi cercano stimoli esterni continui, il gesto grafico li aiuta a concentrarsi, immaginare e sviluppare il proprio mondo interiore».
Cos’è la disgrafia?
«Molti alunni presentano difficoltà di scrittura che non sono ancora diagnosi di disgrafia. Prima si lavora sulla prevenzione: educare il gesto grafico corretto può risolvere problemi di impugnatura, posture scorrette o movimenti delle lettere sbagliati. Solo se le difficoltà persistono si parla di disgrafia, ma spesso si migliora con un percorso mirato».
Grafologia e psicologia: qual è il rapporto?
«La scrittura è uno specchio della personalità e di come ci mostriamo agli altri. Come grafologi evidenziamo criticità e potenzialità non percepite dalla persona stessa. Non sostituiamo lo psicologo, ma forniamo uno strumento aggiuntivo di conoscenza».
A San Daniele si insegna la tecnica del segno. Quali sono le differenze?
«Quella è una scrittura “studiata”, con regole precise. Il grafologo invece analizza la scrittura spontanea dello scrivente. Due mondi diversi, ma non in competizione».
La grafologia ha un riconoscimento ufficiale?
«Non ancora, ma l’Agi sta lavorando in questa direzione. Esistono proposte di legge per inserire la grafologia nella scuola. Insieme all’Istituto Girolamo Moretti, sosteniamo anche la candidatura della scrittura manuale e corsiva come patrimonio immateriale dell’umanità».
Messaggio finale.
«La grafologia è uno specchio: la scrittura racconta chi siamo. Difendere la scrittura a mano significa difendere le persone, i bambini di oggi e gli adulti di domani». —
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