Gradisca, allarme scabbia Casi di contagio al Cie

GRADISCA
Al Cie di Gradisca si è diffusa la psicosi della scabbia. L’allarme, però, secondo quanto afferma la Prefettura, è rientrato ieri mattina.
Il Sap, per voce del segretario provinciale Angelo Obit, esprime, invece, preoccupazione «per i casi di scabbia che si sono recentemente registrati al Cie e al Cara gradiscano». Lo stesso sindacato ha richiesto pertanto richiesto al questore «l’adozione di procedure che possano garantire gli operatori di polizia. Riteniamo che sulla questione debbano essere armonizzate prima di tutto le procedure di informazione – dichiara Obit – Finora il personale comandato di vigilanza non conosce esattamente quanti ed esattamente chi siano coloro che sono stati colpiti da questa infezione, amplificando così i rischi di contagio poiché nessuna comunicazione ufficiale è loro pervenuta. Si ritiene che il rispetto della privacy debba essere armonizzato con la tutela della sicurezza personale».
Risale a tre settimane fa il primo caso. La contagiosa dermatite è stata diagnosticata a un ragazzo ospite del Cie. L’immigrato e i suoi compagni di stanza sono stati messi in isolamento per evitare che l’epidemia dilagasse nel Cie. Una dozzina di immigrati del Cara è stata sottoposta alle analisi dell’azienda sanitaria: la metà presentava infatti sintomi compatibili con il morbo.
«Il nostro timore – spiega Fabrizio Di Stefano, dirigente dell’ufficio immigrazione della Prefettura – era che la scabbia si fosse diffusa anche al Cara». Un fatto che avrebbe destato seria preoccupazione, perché gli ospiti di questa seconda struttura possono uscire ed entrare, dunque, a contatto diretto con i gradiscani.
A quel punto la situazione sarebbe diventata ingovernabile. «Li abbiamo subito sottoposti alle analisi dell’azienda sanitaria e alle visite mediche del caso e tenuti sotto osservazione – ha precisato Di Stefano – L’azienda ci ha anticipato i risultati questa mattina: tutti sono risultati negativi all’infezione, ma ovviamente la nostra attenzione rimane alta». La malattia è causata da diverse specie di acari. La trasmissione avviene tramite contatto diretto con persone o animali domestici già infetti. La femmina scava cunicoli nell’epidermide, deponendo ogni giorno da una a tre uova. Dopo due mesi muore ma quando nascono i nuovi acari, a loro volta creano altri cunicoli. A volte basta la cura dell’igiene per eliminare la scabbia in pochi mesi. (i.p.)
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