Gorizia. Anche Brancati si ritira, Ulivo senza candidati

Dopo il no di Brandolin, il sindaco uscente rinuncia. Caccia al nome da opporre a Romoli
GORIZIA. «Se sto al telefono con lei, non lo troviamo più un candidato per Gorizia». Così, con il tono di chi ha poco tempo e molto da fare per rattoppare una coalizione a brandelli, un big regionale della Margherita commentava ieri pomeriggio, il ritiro incrociato di Giorgio Brandolin e Vittorio Brancati. Un ritiro condito di complimenti reciproci e accuse al centro-sinistra, che fa da termometro a una coalizione che dire febbricitante è dire poco. I protagonisti sono due big della politica goriziana, due amici, ma anche due ulivisti dallo strano destino comune. Legati nel bene (cinque anni da presidente e rispettivo vice alla Provincia di Gorizia) e - almeno per l'Ulivo - nel male (il no alla candidatura espresso a 24 ore di distanza l'uno dall'altro) sempre più stretti. Un doppio “no” inatteso al vertice del centro-sinistra, che ormai scommetteva sul bingo azzeccato all'ultima giocata, ovvero sulla corsa del presidente dell'aeroporto, passato per le forche caudine della rottura politica col presidente Illy, salvato dal centro-destra e rimesso alla guida del consorzio con l'appoggio di Elio De Anna, per qualche ora di nuovo leader dell'Ulivo isontino. Un nome forte nel goriziano, almeno rispetto a quelli circolati nelle ultime ore, un nome che - anche se ufficialmente nessuno lo dice - un pochino di strizza la metteva anche nel navigato Ettore Romoli, ammiraglio della Cdl che dopo una carriera da assessore regionale, senatore, deputato e coordinatore azzurro ha deciso di chiudere in gloria facendo il sindaco della sua città. E invece no.


Ecco che il candidato di centro-sinistra con più appeal prima fa il miracolo di riunificare un Ulivo dilaniato da polemiche, aut aut e scontri interni fra correnti, senza nemmeno ufficializzare la sua corsa, poi quando tutti rivedevano il profilo di Depardieu fuggire dalla fortezza e riprendersi il titolo di Montecristo, all'improvviso si sfila dal gioco. Lasciando il centro-sinistra con un pugno di mosche in mano. La politica regionale si interroga. Cosa è accaduto davvero a Gorizia in poche ore? I big si telefonano. Qualcuno tira in ballo il presidente Illy, dice che Brandolin si attendeva un'incoronazione dall'alto, o almeno un patto di non belligeranza con la Regione. Ma i fedelissimi del governatore da quell'orecchio non ci sentono. Illy, ripetono, se ne sta alla larga dalle amministrative. Ogni elezione fa gioco a sé, il presidente pensa alle regionali 2008. E poi, aggiunge qualcuno, i candidati non si calano dall'alto e, se proprio serve essere precisi fino in fondo, Gorizia sposta 2-3 mila voti. Per cui che se la vedano loro. Altri big non la pensano così. E giurano che la scintilla è stata il colloquio con l'amico Brancati. Illy non c'entra, ripetono, nessuno poteva pensare davvero che scendesse in campo per Brandolin. Ma poi comincia a circolare una terza versione. Quella che vede Elio De Anna, presidente della Provincia di Pordenone, forzista, vicino però a Brandolin e sponsor ai tempi della nomina all'aeroporto, come vero manovratore occulto della decisione di dare forfait. «Giorgio, pensaci bene. Guarda i sondaggi, medita sulla situazione politica, calcola il rischio di bruciarti». Una tesi che fa breccia soprattutto nel centro-destra dove sono in molti a ripetere che l'ex presidente della Provincia agli amici più cari l'aveva già anticipato che quel colloquio con Brancati significava molto per lui, ma che difficilmente sarebbe bastato a convincerlo a scendere in campo contro Ettore Romoli.


E se a Gorizia, già ieri sera, in un vertice dei margheritini il toto-nomi è cominciato, tirando per la tunica don Bellavite, e per la giacchetta il giovane segretario Mosetti e, spinge qualcuno, lo stesso Franco Brussa, il fatto è che il doppio “no” incassato nell'arco di un giorno lascia tutti col fiato sospeso. Perché - alla data di oggi - il candidato dell'Ulivo non c'è e, a differenza di ieri, i nomi finora spuntati si sono bruciati da soli, e poi rosolati per benino dall'atto d'accusa che Brancati ha unito al menù dell'addio: «Nel centro-sinistra molti hanno lavorato per distruggere e questi sono i risultati - ha detto -. La Margherita in questi anni non ha assolutamente tutelato gli interessi di Gorizia, come dimostrano le nomine nei vari enti di secondo grado. In questo Centrosinistra ci sono fratture tra tutti i partiti, e ora la coalizione - ha sottolineato - non ha nè un candidato nè un programma». Macigni. Forse frutto della rabbia di un'esperienza alla guida del Comune fallita da più punti di vista e “coronata” dal caso multe. Forse no. Quel che è certo è che la Cdl brinda. E che Romoli ha riunificato tutta la Cdl come non la si vedeva dal '98. E adesso il centro-destra spera che nel capoluogo isontino si replichi il miracolo del 2002, a parti invertite, e dalla debacle dell'Ulivo goriziano parta la costruzione della vittoria alle regionali 2008. Forse un miraggio, vista la cartella clinica della coalizione regionale e l'assenza di un leader - almeno oggi - contro un Illy a tenuta stagna. Ma un miraggio su cui i big sono pronti a scommettere. «Il clima cambierà», ripetono, «Illy si prepari a perdere».

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